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Domenica, 9 agosto 2020

PROFESSIONI

Consulenti del lavoro in piazza: «La politica ascolti le professioni»

Davanti al Parlamento la categoria manifesta anche per un cambio di rotta nella gestione degli ammortizzatori sociali

/ Savino GALLO

Giovedì, 30 luglio 2020

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Anche i consulenti del lavoro scelgono la via della protesta contro il mancato ascolto delle proprie istanze da parte della politica. Ieri, a piazza Montecitorio, il Consiglio nazionale di categoria, assieme alle sue articolazioni locali, ha manifestato perché Governo e Parlamento avviino una “reale interlocuzione con i tecnici”, in modo da adottare quei provvedimenti che garantiscano ai lavoratori “il diritto di vivere del proprio lavoro” e ai professionisti di assisterli in modo “sereno, efficiente ed efficace”.

Queste le parole di Marina Calderone, Presidente dei consulenti del lavoro, le cui rivendicazioni si concentrano soprattutto sulla gestione della cassa integrazione. “Abbiamo presentato – ha sottolineato – il 90% delle istanze di concessione di ammortizzatori sociali, mandando in cassa integrazione 6,8 milioni dei circa 8 milioni di lavoratori che assistiamo. Non abbiamo velleità di occupare le piazze e manifestare contro il sistema di cui siamo parte. Ma in questo momento abbiamo la responsabilità, alla vigilia della riproposizione di strumenti emergenziali per la gestione dei prossimi mesi, di chiedere un momento di riflessione e razionalizzazione”.

Una riflessione che deve partire necessariamente da ciò che non ha funzionato: problemi tecnici e ritardi; la complessità degli accordi regionali per l’accesso alla CIG in deroga; la farraginosità dell’iter per la domanda; i problemi con l’anticipo bancario della CIG, perché sottoposta alla valutazione creditizia del richiedente. I consulenti del lavoro hanno messo tutto in un dossier consegnato agli esponenti della politica, in cui si ricorda anche la mole di provvedimenti diffusi in questi mesi: 12 leggi e decreti legge, 16 DPCM, 36 tra circolari e messaggi INPS.

Tutto questo ha reso “impossibile” il lavoro dei professionisti. La manifestazione è servita anche per “rappresentare la rabbia – ha continuato Calderone – di colleghi che non riescono a fare bene il loro lavoro e che chiedono di svolgere la propria attività in maniera efficiente, producendo risultati per chi attende una risposta da loro”.

Per quanto riguarda la cassa integrazione, la richiesta dei consulenti è la stessa avanzata all’inizio della pandemia, quella di introdurre un ammortizzatore sociale unico, che permetterebbe di riunire sotto un’unica causale (COVID-19) tutte le indennità collegate all’emergenza sanitaria, ma anche di avere un quadro normativo chiaro, alleggerendo tutte le procedure informatiche.

Più in generale, ha aggiunto Calderone, “prima di parlare di rinnovo di cassa integrazione e di tutti gli strumenti emergenziali, bisogna parlare di audizione dei tecnici, di commissioni tecniche dove i veri tecnici possono dare suggerimenti”. Se anche questo appello non dovesse produrre risultati, la protesta non potrà che continuare: “Ci rivedrete in piazza molto presto – ha concluso la numero uno dei consulenti del lavoro – e saremo molto più numerosi di oggi, perché rappresenteremo molte più categorie professionali”.

La battaglia per avere più ascolto da parte della politica, infatti, è condivisa con le altre professioni ordinistiche, inclusi i commercialisti, i cui rappresentanti erano ieri in piazza per manifestare la propria “solidarietà” ai consulenti del lavoro e sottolineare l’unità delle professioni in questo specifico momento storico.

Battaglia per avere più ascolto condivisa dai commercialisti

“Noi ci siamo focalizzati sul tema del Fisco”, ha spiegato il Presidente del CNDCEC, Massimo Miani, nel corso di un intervento con cui ha voluto ricordare anche lo sciopero che dovrebbe svolgersi a settembre. Un’iniziativa che arriva “dopo aver provato a dialogare con le istituzioni senza ottenere il minimo ascolto”.

Ci sono tre parole, ha aggiunto, che riassumono quello che il Governo dovrebbe fare: avere “buonsenso” nell’adozione dei provvedimenti, avere “rispetto” e “ascoltare” le libere professioni, che “rappresentano il 12-13% del PIL e sono uno dei pilastri del nostro Paese”.

La stessa richiesta è stata ribadita, tramite comunicato stampa, anche dall’Unione dei giovani commercialisti che ha ricordato l’importanza strategica del prossimo decreto in materia di lavoro: “È un’occasione fondamentale – ha spiegato il Presidente Matteo De Lise – per costruire seriamente gli strumenti idonei ad affrontare la ripresa e le eventuali ricadute epidemiche. Chiediamo che sia frutto di un confronto pragmatico per la costruzione della strategia difensiva con ammortizzatori sociali moderni e idonei all’emergenza”.

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