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Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Il socio della società estinta agisce per l’intero credito IVA

Non si può sostenere che debba ricorrere solo in relazione alla propria quota

/ Alfio CISSELLO

Martedì, 22 settembre 2020

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La cancellazione di una società, sia essa di capitali o di persone, dal Registro delle imprese, è condizione necessaria e sufficiente per la sua estinzione. 
Se, da bilancio finale di liquidazione, emergono crediti certi ed esigibili, questi spettano ai soci: in ambito fiscale, il caso classico si ha quando, cancellata la società, residua un credito imposte sui redditi o IVA da dichiarazione, che va rimborsato ai soci pro quota.

Ieri, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19641, risolve un tema della massima importanza, inerente non tanto al soggetto legittimato a presentare la domanda, quanto piuttosto all’oggetto della domanda stessa.
Viene in primo luogo ribadito l’orientamento secondo cui non ha alcuna legittimazione l’ex liquidatore della società, in quanto l’ente è come detto estinto. Rammentiamo che per i rimborsi, secondo l’opinione maggiormente accreditata, non opera l’art. 28 comma 4 del DLgs. 175/2014, che, ai fini degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione e del contenzioso, mantiene in vita la società per i cinque anni successivi alla richiesta di cancellazione.

Tanto detto, i giudici affermano che, estinta la società, i soci succedono nel credito in contitolarità o in comunione indivisa, e ciò esclude che tra di essi sussista dal punto di vista processuale un litisconsorzio necessario.
Inoltre, ed è questo l’aspetto importante, “ciò comporta che il socio della società estinta può legittimamente agire per ottenere l’intero credito della suddetta società, sicché la pronuncia censurata non correttamente ha ritenuto di dovere limitare il diritto del socio al credito IVA in misura pari alla propria quota di partecipazione societaria”.

In tal modo, si afferma in modo espresso che se due soci partecipavano una società ormai cancellata al 50% ciascuno, se residua un credito IVA pari a 100.000 euro, ogni socio può presentare istanza di rimborso per 100.000 euro, e ricorrere (in nome proprio e non per conto dell’ente ormai estinto) sempre per 100.000 euro, senza la necessità che tutti e due i soci debbano ricorrere ciascuno per la propria quota.
E, aggiungiamo noi, il socio che non ricorre e nemmeno presenta la previa istanza di rimborso non può incorrere in alcuna decadenza, considerato che un socio può agire per l’intero credito.

La ripartizione del credito tra soci sarà, nel momento dell’erogazione, un problema di natura privatistica.
Nulla vieta, naturalmente, che ogni socio agisca per la quota di spettanza, nonostante il tema non sia trattato in modo espresso nella sentenza.

Soluzione, questa, che, se verrà confermata dalla successiva giurisprudenza, risolverà non pochi problemi: specie nelle società con diversi soci, può essere molto difficile che tutti presentino domanda di rimborso, per non parlare delle complicazioni che discenderebbero da un vincolo di litisconsorzio necessario tra tutti i soci nel successivo processo.

Il principio vale per qualsiasi imposta

In un certo senso, pare che, nell’intento, sia confermata la visione ufficiale, secondo la quale nelle società di capitali, visto il potenziale numero elevato dei soci, è opportuna una delega alla riscossione ad esempio ad uno dei soci (ris. Agenzia delle Entrate 27 luglio 2011 n. 77).
Si era ipotizzato, in dottrina, che la domanda avrebbe potuto essere proposta anche da un solo socio, munito di delega ad opera degli altri, applicando l’art. 1106 del codice civile.
I giudici, nella motivazione della sentenza di ieri, non fanno però riferimento alla necessità di una delega espressa degli altri soci.

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