X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Domenica, 24 gennaio 2021

INIZIATIVE DI CATEGORIA

Prestazioni previdenziali «più adeguate» per gli iscritti alla CNPADC

/ REDAZIONE

Sabato, 28 novembre 2020

x
STAMPA

A partire dal 2023, la quota parte della contribuzione integrativa destinata ai montanti individuali dei singoli iscritti alla Cassa di previdenza dei dottori commercialisti passerà dall’1 all’1,5%. Nei giorni scorsi, infatti, i Ministeri vigilanti hanno approvato la delibera licenziata dall’assemblea dei delegati lo scorso 5 febbraio, che prevedeva la proroga di tale meccanismo fino al 2032, con contestuale aumento della percentuale destinata.

La misura era stata introdotta dall’ente nel 2013 ed approvata in via provvisoria dai Ministeri vigilanti per un periodo di 10 anni, quindi fino al 2022. Per i primi 10 anni di applicazione si prevedeva che una percentuale pari all’1% del volume d’affari IVA del professionista venisse accantonato sui montanti individuali, in misura inversamente proporzionale all’anzianità contributiva.

In prossimità della scadenza dei primi dieci anni, Consiglio di amministrazione e assemblea dei delegati hanno deciso di prorogare la misura, contestualmente aumentando all’1,5% la percentuale di contributo integrativo riconosciuto sui montanti individuali.

L’obiettivo è quello di incrementare l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche nella parte calcolata con il metodo contributivo: “La scelta – ha spiegato Walter Anedda, Presidente della CNPADC, in una nota stampa diffusa ieri – è stata quella di incrementare i trattamenti pensionistici in un’ottica di maggiore equità intergenerazionale, garantendo pensioni più adeguate agli iscritti più giovani che, per i meccanismi previsti dal calcolo contributivo, rischiano di percepire pensioni molto più contenute rispetto ai loro colleghi più anziani. A ciò si aggiunga che valorizzando ulteriormente sul piano previdenziale la componente di contribuzione calcolata sul volume di affari, si disincentiva la prassi di fatturare parte delle prestazioni per il tramite di società di servizi”.


TORNA SU