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Martedì, 26 gennaio 2021 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Norme per i collegi sindacali con valenza legale-professionale

Guidano nella selezione degli elementi di contesto da cui trarre le mosse per orientare il comportamento in linea con i canoni di diligenza richiesti

/ Roberto FRASCINELLI e Maurizio RIVERDITI

Mercoledì, 13 gennaio 2021

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Le “Norme di comportamento del Collegio sindacale di società non quotate” del CNDCEC in vigore dal 1° gennaio 2021 sono, anzitutto, Norme deontologiche rivolte a tutti gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili. In quanto tali, esse condividono la natura di “norme secondarie” che, come riconosciuto anche dalla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite 20 dicembre 2007 n. 26810, costituiscono l’esplicitazione dei principi generali contenuti nella legge professionale di riferimento, contribuendo a chiarirne il significato e l’ambito operativo, secondo i canoni ermeneutici indicati dall’art. 12 delle preleggi (collocate pertanto gerarchicamente tra le fonti integrative della legge).

A tal proposito giova ricordare che l’art. 8.6 del vigente Codice deontologico per gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili sancisce che “Il professionista, nell’erogare le proprie prestazioni, deve agire in modo diligente, secondo quanto richiesto dalla prassi professionale e dai principi di comportamento approvati dal Consiglio Nazionale”. Di conseguenza, in sintonia con i principi enunciati dalla Corte di Cassazione, le Norme di comportamento approvate dal CNDCEC e in vigore dal 1° gennaio 2021 entrano a pieno titolo nel novero delle disposizioni che regolano la valutazione rimessa al Consiglio nazionale circa la violazione del Codice deontologico (art. 49 del DLgs. 139/2005).

Inoltre, le Norme di comportamento, proprio perché sono funzionali a delineare i criteri generali che regolano l’attività degli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, individuano i criteri di comportamento propri della diligenza professionale richiesta dall’art. 1176 c.c., contribuendo così a definire il comportamento con cui è possibile confrontarsi per valutare la correttezza del loro operato in caso di contestazione in sede giudiziaria.

Le Norme di comportamento possono, dunque, assumere un ruolo decisivo sia per delineare il contenuto dell’attività di vigilanza svolta dall’organo di controllo (sia esso collegio sindacale di spa o sindaco unico di srl), sia per suggerire regole per un suo efficiente funzionamento, sia anche per individuare quando tale attività e tale funzionamento siano esercitati in modo da garantire che l’organo di controllo adempia ai propri doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico (cfr. art. 2407 c.c.).

In tal senso dette Norme costituiscono una funzione di supporto agli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, ma nel contempo non rappresentano l’unica e inderogabile interpretazione legale dei doveri di cui all’art. 2403 c.c. Infatti possono sussistere comportamenti alternativi rispetto alle predette Norme, che devono però essere adeguati a garantire la qualità della vigilanza così da assicurare il richiesto grado di diligenza professionale nell’espletamento della funzione di sindaco. A questo riguardo, le relazioni, i verbali delle riunioni del Collegio e, più in generale, le carte di lavoro che ne documentano l’operato possono costituire un utile e proficuo strumento per dar conto delle ragioni che hanno indotto l’organo di controllo ad aderire alle indicazioni delle Norme piuttosto che a una soluzione diversa e (ritenuta) più idonea rispetto al caso concreto.

Tenuto conto che dette Norme non possono quindi essere considerate cogenti e né assumere la natura di interpretazione autentica delle norme civilistiche relative ai doveri del collegio sindacale, esse non possono essere imposte, ma costituiscono riflessioni di carattere tecnico-giuridico, linee guida con una articolata funzione di indirizzo operativo per gli iscritti, qualificandosi come “modelli” di comportamento uniforme con valenza legale-professionale, in quanto sono originate dalla interpretazione della specifica normativa e si basano sulla esperienza professionale della Categoria (come ora anche espressamente riconosciuta dall’art. 14 del DLgs. 14/2019).

Così intese, le Norme costituiscono uno strumento particolarmente indicato (insieme ai principi e alle disposizioni di settore) per guidare il professionista nella selezione degli elementi di contesto da cui trarre le mosse per orientare il proprio comportamento in linea con i canoni di diligenza richiesti nel caso specifico; e a posteriori, di fronte al giudice penale, tale (argomentato) punto di vista potrebbe rappresentare un valido punto d’appoggio non solo per escluderne la valenza dolosa, ma anche quella colposa.

In conclusione, è doveroso ancora osservare che, quando sull’attività dei sindaci insiste la vigilanza di un’Autorità pubblica, le Norme di comportamento vengono ritualmente condivise con tali Autorità. Il pensiero corre al precedente rappresentato dalle “Norme di comportamento del collegio sindacale di società quotate” di aprile 2018, per la redazione e pubblicazione delle quali il CNDCEC ha intrapreso una costante e proficua interlocuzione con Consob.

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