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Mercoledì, 30 novembre 2022 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

I commercialisti potrebbero gestire il mercato parallelo dei crediti per il superbonus

Giovedì, 4 agosto 2022

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Gentile Redazione,
Superbonus, sbloccati 80 milioni di crediti”: abbiamo letto su molti quotidiani questa notizia lo scorso venerdì.
E perché mai dovrebbero essere sbloccati? Perché l’ultimo emendamento permetterà alle banche di assegnare i crediti alla loro clientela, senza limitazioni di date di origine degli stessi.

Ora, al di là dei fondati timori (già evidenziati su Eutekne.info) che lo sblocco avvenga per effetto di un’ennesima limatura legislativa che non risolve alla radice il tema delle potenziali responsabilità dei cessionari (sebbene a mio parere queste siano già sufficientemente escluse dalla norma esistente), non comprendo perché si debba dare per scontato il fiorire di un mercato bancario secondario dei crediti in questione (il primario si è esaurito per il raggiunto limite delle necessità delle banche, come sappiamo, e di certo non per un fantomatico esaurimento di fondi di cui pure si è scritto malamente da più parti).

Nessuno osserva che un mercato alternativo secondario (anzi “parallelo”, come sarebbe meglio definirlo) dei crediti potrebbe – per esempio – essere gestito dai Commercialisti.
Molti colleghi nei loro studi hanno aziende del settore edilizio bisognose di cedere crediti e altre, di qualsiasi settore, che hanno cassa e gettito fiscale sufficienti per comprarli e utilizzarli.

Possiamo fare in modo che domanda e offerta si incontrino e che quei crediti possano circolare. Ovviamente i prezzi di trasferimento dovranno tenere conto dell’andamento dei tassi (dimentichiamoci il 90% e oltre del valore facciale di un credito quinquennale che è stato pagato nel mercato primario, quando le banche acquistavano i crediti per le loro dirette necessità e in un contesto finanziario che viaggiava ancora a tassi negativi).
Certo, abbiamo il vento contro: tutti leggono i giornali (e la circolare 23/2022 dell’Agenzia Entrate) e si spaventano. Ma sta a noi spiegare come stanno realmente le cose.
Esiste già il portale SI-BONUS creato dalle CCIAA, si potrà obiettare; che non gira più di tanto tuttavia, perché – come si diceva – si è diffuso il panico.

Ma perché si è diffuso tutto questo panico?
Non vorremmo arrivare a pensare che alla fine faccia comodo tenere bloccato il mercato parallelo, lasciando spazio solo agli attori del mercato bancario secondario, che potranno così comprare i crediti al 75% o 70% del facciale da imprese ormai sull’orlo dell’insolvenza e rivenderli con adeguato margine alla loro clientela, con una sorta di patente “usato sicuro” a seguito della raccolta di qualche chilogrammo di documenti a cura delle solite società di revisione (a loro volta adeguatamente remunerate).

Ci vorrebbe coraggio, competenza e capacità propositiva per andare contro a tutto questo e intercettare l’offerta di crediti ancora drammaticamente disponibile. Coraggio e competenza, perché bisogna leggersi le norme (a cominciare dal comma 4 dell’art. 121 del DL 34/2020: I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d’imposta ricevuto) e la circ. 23/2022 (che non fa altro che evidenziare il maggior grado di controlli richiesto agli operatori finanziari) per capirne a fondo gli effettivi contenuti, senza farsi depistare da terrorismo a buon mercato e senza ridurci al ruolo di semplici questuanti conto terzi nel tentativo di ottenere l’ammissione dei nostri clienti al mattatoio del mercato bancario secondario.


Mario Iadanza
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso

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