Chiudi senza accettare

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili ad avere un'esperienza di navigazione migliorata e funzionale al tipo di dispositivo utilizzato, secondo le finalità illustrate nella Cookie Policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, puoi farlo in qualsiasi momento selezionando Gestisci le preferenze.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Domenica, 25 settembre 2022

EDITORIALE

Il folletto professionista

/ Giancarlo ALLIONE

Martedì, 9 agosto 2022

x
STAMPA

download PDF download PDF

Qualcuno mi aiuti a capire.
La direttiva 1152 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea, è del 20 giugno 2019.
Il Parlamento italiano si è preso un anno e 308 giorni per emanare la L. 22 aprile 2021 n. 53, recante la delega al Governo per il recepimento delle direttive europee.
Il Governo italiano si è preso un anno e 67 giorni per legiferare in attuazione della delega ed emanare il DLgs. 27 giugno 2022 n. 104.
I funzionari ministeriali o quelli che sovrintendono il processo di pubblicazione si sono presi 33 giorni per pubblicarlo in Gazzetta, cui vanno aggiunti i 15 giorni per l’entrata in vigore.
Fanno in totale 1.153 giorni.

Arriviamo così ai giorni nostri, al 13 agosto 2022, giorno a decorrere dal quale tutte le modifiche all’attuale disciplina previste DLgs. 104/2022 dovranno essere immediatamente applicate sia alle nuove assunzioni che “a tutti i rapporti di lavoro già instaurati alla data del 1° agosto 2022”. Per questi ultimi, in verità, c’è un po’ più di tempo.
Qualcuno mi aiuti a comprendere il senso profondo di tutto questo.

Se il legislatore ha ritenuto che i lavoratori potessero resistere 1.153 giorni in balia della cattiva informazione finora resa loro, non poteva chiedere loro di stringere i denti e, chessò, resistere ancora fino al 30 settembre, o al 31 ottobre, dando modo alle imprese e ai loro consulenti di conoscere adeguatamente la nuova normativa e adeguatamente applicarla?
Perché di fatto bloccare le assunzioni in agosto o obbligare chi non ne può fare a meno ad andare a raffa applicando alla bell’e meglio quanto si è riuscito a capire studiando nel bel mezzo di agosto?

Forse il Parlamento, il Governo e gli uffici ministeriali continuano a credere che le norme siano un’entità metafisica, una sorta di sacramento, un segno visibile e di per sé stesso immediatamente efficace del potere. Oppure, forse, pensano che ci siano dei folletti, che nessuno vede, ma che notte tempo trasformano i desiderata dei governanti di turno in comportamenti conformi di cittadini e imprese.

Certo, la spiegazione non può che essere questa: ci sono i folletti e questi folletti, aggiungo io, sono i professionisti.
Folletti che, non essendo esenti da colpa per diritto divino, sono soggetti a giustizia ordinaria e rispondono sempre in prima persona dei loro errori. Folletti che non si ammalano quasi mai, e in ogni caso le loro malattie non hanno predilezione per il lunedì e il venerdì. Non hanno figli e genitori cui badare. Non spengono mai il telefonino, non sono mai in smart working, non sono mai in sciopero. Non vanno mai in ferie e non hanno il diritto, nemmeno nella settimana di Ferragosto, di non leggere messaggi di WhatsApp che chiedono come fare per le assunzioni programmate per fine agosto. E, soprattutto, sono tutti miliardari, in euro naturalmente.

Mi sono davvero convinto che questa debba essere la percezione. Diversamente non si spiega tutta questa ostinata ottusità. Ma, forse, ora c’è una speranza. Il momento è catartico.
Tra qualche settimana si vota.
Pretendiamo tutti, a livello locale e nazionale, che i partiti, almeno quelli principali, dicano espressamente cosa pensano di noi. Se pensano che esistiamo davvero e che valga la pena di coinvolgerci almeno un pochino, oppure se pensano di continuare a fare come hanno sempre fatto, cioè esattamente come se non esistessimo. Poi decidiamo.

Peraltro, la vicenda del DLgs. 104/2022 mostra anche profili che suscitano una certa tenerezza. L’art. 17 – Clausola di invarianza finanziaria, prevede infatti che dal decreto non possano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che le Amministrazioni interessate debbano fare con quello che già hanno.
Ora, i lavoratori dipendenti in Italia sono oltre 18.000.000. Se ho capito giusto, tutti dovranno essere informati secondo le nuove indicazioni, su richiesta dei medesimi, entro 60 giorni. Se tutti facessero richiesta, immaginando di dedicare a ciascuno 15 minuti (redigere, spiegare, consegnare, archiviare), occorrerà spendere 270 milioni di minuti, vale a dire 4.500.000 ore di lavoro che a 35 euro l’una fa quasi 160 milioni.

Le informazioni oggetto della nuova comunicazione dovranno essere conservate e rese accessibili al lavoratore, assieme alla prova della consegna, per la durata di cinque anni dalla conclusione del rapporto di lavoro. Se ciò avvenisse con fogli di carta, facendo finta che bastino due fogli A4 per contenerle, in duplice copia, farebbe 72.000.000 di fogli A4. La superficie di un foglio A4 è circa 625 centimetri quadrati. Occorreranno cioè 4.500.000 metri quadrati di carta, 144.000 risme da 500 fogli. Il toner e l’elettricità per far andare la fotocopiatrice non provo nemmeno a stimarli.

Se tutto fosse automatizzato (es. firma elettronica del dipendente per provare la ricevuta o invio tramite PEC?) occorrerà adeguare i sistemi informatici.

Come fa tutto questo a non determinare maggiori oneri, almeno impliciti?
O coloro che vi saranno deputati non stavano facendo nulla, oppure dovranno smettere di fare quello che stavano facendo. Almeno nelle aziende che frequento io, gente in attesa che si inventi un lavoro per far passare loro il tempo, ne ho vista poca.

TORNA SU