Il divieto di rateizzare le plusvalenze porterà a rinunciare a nuovi investimenti
Gentile Redazione,
fra le misure della nuova legge di stabilità per il 2026 c’è l’eliminazione della possibilità di poter rateizzare le plusvalenze fino ad un massimo di 5 anni.
Nella mia non breve vita professionale ho sempre toccato con mano la preoccupazione di chi fa un nuovo investimento anche per le sorti del bene dismesso sotto il profilo fiscale: “dottore, ma se compro un macchinario nuovo e lo ammortizzo in 10 anni, le tasse sulla plusvalenza del vecchio le pago tutte quest’anno?”.
Spesso la mia risposta (“no, tranquillo, gliele rateizzo in 5 anni, non se ne accorge neanche di pagarle”) producevano un immediato sospiro di sollievo e facevano propendere gli indecisi sul fare il nuovo investimento piuttosto che non farlo.
A parte quindi la tentazione naturale di occultare il prezzo di vendita (“vade retro satana, non si fa!”), dal 2026 avremo secondo il mio modesto parere una fetta di imprese che rinunceranno al nuovo investimento proprio per il divieto di rateizzazione delle plusvalenze sulla vendita del vecchio cespite. Quanto meno lo rinvieranno fino a che il cespite da dismettere avrà valore nullo o poco più.
Se poi aggiungiamo che questa finanziaria premia a dismisura (di fatto con un nuovo 110%) i soli investimenti supertecnologici, vedo che per gli investimenti normali non solo non ci sono agevolazioni, ma addirittura penalizzazioni.
Quindi una misura evidentemente finalizzata ad aumentare il gettito nel breve periodo a discapito degli anni futuri (“paga subito le tasse sulla vendita del vecchio cespite”) si tradurrà in un boomerang per le casse erariali sia nel breve che nel lungo periodo.
Enrico Danelli
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Monza e Brianza
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