Tassi invariati dopo la riunione della Bce
La valutazione aggiornata riconferma che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi al suo obiettivo del 2% nel medio termine
Come ampiamente atteso la Bce ha mantenuto invariati i tassi di interesse chiave; quello sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di prestito marginale rimarranno invariati rispettivamente al 2,00%, al 2,15% e al 2,40% (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
La valutazione aggiornata riconferma che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi al suo obiettivo del 2% nel medio termine.
L’economia rimane resiliente in un contesto globale difficile. La bassa disoccupazione, i solidi bilanci del settore privato, il graduale ampliamento della spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture e gli effetti positivi dei passati tagli dei tassi di interesse stanno sostenendo la crescita. Allo stesso tempo, le prospettive sono ancora incerte, in particolare a causa della persistente incertezza delle politiche commerciali globali e delle tensioni geopolitiche.
Il Consiglio direttivo adotterà un approccio basato sui dati e sulle riunioni per determinare l’orientamento appropriato della politica monetaria e non si impegna a priori a seguire un percorso specifico per i tassi.
Dunque ben pochi spunti sono giunti da Francoforte: forse l’unico è quello di aver sottolineato che il “Transmission protection instrument”, noto anche come scudo anti spread, è sempre disponibile per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che rappresentano una seria minaccia alla trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell’area dell’euro, consentendo così alla banca centrale di assolvere più efficacemente al suo mandato di stabilità dei prezzi. Il riferimento potrebbe essere letto come un timore della Bce per l’attuale fase di incertezza sui mercati finanziari alla luce dell’ampia volatilità registrata sulle materie prime (oro, argento e petrolio) e sul dollaro oltre a livelli delle azioni che, specie in alcuni settori, hanno raggiunto in gennaio nuovi picchi.
La convinzione della Bce che l’inflazione si stabilizzerà nel medio termine al 2% fa passare in secondo piano il dato flash sulla Cpi Ue di gennaio (tendenziale sceso all’1,7%, minimo da settembre 2024, e il dato core al 2,2%, minimo da ottobre 2021). Bce e dato sull’inflazione non producono effetti sui tassi europei, con il Bund 10 fermo al 2,84%, l’Irs 10 in leggerissima flessione a 2,85% (-2). Poco mossi anche i tassi a breve.
Slittano a mercoledì della settimana prossima, 11 febbraio, i dati mensili sugli occupati Usa di gennaio, posticipati a causa dello shutdown federale di tre giorni che ha causato problemi nella raccolta delle statistiche. I tassi Usa però sono scesi per via di altri dati, quelli sul mercato del lavoro che resta l’anello debole della congiuntura. Le richieste di sussidi settimanali di disoccupazione si sono rivelati superiori alle attese. Dalla statistica Challenger relativa ai licenziamenti, emerge il valore più elevato degli ultimi 17 anni per il mese di gennaio: 108.435 posti di lavoro cancellati come non avveniva dal 2009. I dati Jolts sull’apertura di nuove posizioni lavorative sono risultati inferiori al consensus così come la stima Adp dei nuovi occupati nel solo settore privato.
La prossima settimana, oltre a numerosi interventi di membri Fed e Bce, verranno pubblicati i rapporti sulle vendite al dettaglio e sulla fiducia dei consumatori americani e quelli sull’inflazione; in eurozona è previsto l’aggiornamento del Pil relativo al quarto trimestre 2025.
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