Presentati gli emendamenti alla riforma dei commercialisti
Maggioranza e opposizione chiedono modifiche in materia di competenze, incompatibilità, rappresentanza e specializzazioni
Sono in tutto 49 gli emendamenti al disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento dei commercialisti presentati in Commissione Giustizia della Camera, dove il testo è attualmente in discussione. Di questi, 18 arrivano da esponenti dei partiti di maggioranza (11 dalla Lega, 5 dal FDI e 2 da FI) e 31 dall’opposizione parlamentare, con il Movimento 5 Stelle (22 proposte emendative) a fare la parte del leone.
Da segnalare che due delle questioni che stanno più a cuore ai commercialisti, ovvero l’eliminazione di ogni riferimento alle professioni non ordinistiche di cui alla legge 4/2013 e l’inserimento della materia giuslavoristica tra le attività tipiche della professione, sono finite al centro di diverse proposte correttive. Tre, in particolare, gli emendamenti che hanno chiesto di reinserire nel testo la competenza in materia di lavoro, due provenienti dalla maggioranza (Almici di Fratelli d’Italia e Bellomo di Forza Italia) e uno dall’opposizione (Gallo di Sud Chiama Nord).
Il Movimento 5 stelle propone di specificare nel testo che i redditi derivanti dallo svolgimento dell’attività in forma associata siano considerati come redditi di lavoro autonomo, con applicazione dei relativi regimi fiscali agevolativi. In questo modo, potrebbero accedere al regime forfetario tutti quei soggetti che ad oggi, pur rientrando nei parametri reddituali previsti, ne sono esclusi per il solo fatto di far parte di studi associati o società tra professionisti. Ovviamente, tale previsione comporterebbe un onere a carico dello Stato, ma l’emendamento individua la copertura attraverso l’utilizzo del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.
Diversi anche gli emendamenti in materia di incompatibilità, tra i quali si segnala quello proposto da Almici di FdI, che affida la definizione nel dettaglio dell’intera disciplina a un regolamento del Consiglio nazionale da sottoporre all’approvazione dell’assemblea dei Presidenti. L’assemblea ritorna anche nelle proposte di modifiche, presentate sia dalla Lega che dal M5S, con cui si chiede di affidare proprio a quest’ultima l’approvazione sia del bilancio preventivo che di quello consuntivo del Consiglio nazionale.
In materia di equo compenso, il PD propone di rafforzarne all’applicazione, predisponendo un adeguato sistema di controllo e aggiornando i parametri ministeriali con cadenza periodica. Per i 5 stelle, invece, deve essere affermato il principio di onerosità dell’incarico e il divieto di prestazioni gratuite o simboliche.
Quanto, invece, agli organi elettivi, da sottolineare la richiesta di riservare almeno un quinto dei componenti agli under 36 (M5S), concedere più autonomia agli Ordini nell’organizzazione del voto (Lega e M5S) e prevedere una quota di minoranza anche all’interno del Consiglio nazionale (Lega).
Sempre Lega e 5 stelle chiedono anche di rivedere le cause di decadenza dagli incarichi di rappresentanza, prevedendo l’incompatibilità con altri incarichi politici a livello nazionale, incarichi di amministrazione di enti pubblici o a partecipazione pubblica (Lega), reati dolosi o reati propri dell’attività professionale anche nel caso di condanna non ancora definitiva (M5S).
Non mancano anche gli emendamenti in materia di tirocinio e specializzazioni. Almici di Fratelli d’Italia non concorda sulla possibilità di far svolgere il tirocinio interamente durante il percorso di studi e propone di prevedere che almeno 12 mesi siano svolti dopo il conseguimento del titolo di studio, assicurando, però, adeguate forme di remunerazione.
Le specializzazioni, invece, dovranno essere riconosciute solo in materie che non rientrano già nelle competenze tipiche dei commercialisti (Lega) e non comportare riserve di attività all’interno dell’albo, né limitazioni all’esercizio della professione (M5S). In più, bisognerà evitare la proliferazione di sotto-albi ed elenchi professionali autonomi, prevedendo una chiara perimetrazione delle funzioni delle figura specialistiche (FdI).
Generalmente soddisfatta del contenuto degli emendamenti l’Associazione nazionale commercialisti che, in una nota stampa diffusa ieri, spiega di aver visto accolte tutte le proposte presentate in sede di audizione presso la Commissione Giustizia della Camera. Tra queste, la soppressione del riferimento alle professioni non ordinistiche, e gli emendamenti in materia di specializzazioni e approvazione del bilancio del Consiglio nazionale da parte dell’Assemblea dei Presidenti.
“L’Associazione – si legge nella nota – esprime il suo ringraziamento per la considerazione ricevuta dal legislatore. Continuerà a seguire l’iter della riforma e a mettere a disposizione il proprio contributo affinché sia possibile migliorare il testo finale della riforma, nell’interesse esclusivo della categoria e della professione”.
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