Calo dei tassi a lungo termine in attesa di Fed ed elezioni di midterm
In linea di principio, se i repubblicani perdessero Camera e Senato potrebbe beneficiarne l’obbligazionario a danno dell’azionario
Significativo il ribasso dei rendimenti governativi a medio lungo termine con il breve poco mosso. Il bilancio settimanale vede un calo del Bond Usa 10 anni al 5,08% (-16 cent.) e il 2 anni al 4,73% (-5) (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
La tendenza è simile sui rendimenti eurozona: calo del Bund 10 al 3,40% (-6) e del Btp 10 al 4,45% (-9) con i titoli a 2 anni quasi invariati (3,08% il titolo tedesco). Sui tassi Irs calo di 5-6 cent. sul 5-10 anni (quest’ultimo al 3,50%) e Irs 2 anni stabile al 3,37%.
Ma al di là della quantificazione di quanto avvenuto, è interessante notare i motivi.
I dati avrebbero dovuto muovere al rialzo i tassi anche in modo significativo visto che a settembre i prezzi al consumo (0,6% mese; 3,7% anno) negli Usa sono risultati superiori alle attese (0,6%; 3,6%) così come le vendite al dettaglio ed i prezzi alla produzione. In effetti ciò è avvenuto facendo salire le probabilità di un intervento Fed già alla riunione del 28 ottobre.
Ma la svolta al ribasso è avvenuta in concomitanza con il sell off sull’azionario ed in particolare sui titoli legati all’IA. Il movimento riflette i dubbi degli investitori sulla sostenibilità delle valutazioni e sulla capacità delle società di trasformare gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale in rendimenti adeguati.
Era da tempo che non si assisteva ad una rotazione dall’azionario verso l’obbligazionario: evidentemente gli attuali livelli dei rendimenti risultano soddisfacenti e sul fronte dell’IA sono sempre più numerose le incertezze. Un altro aspetto è dovuto al ribilanciamento che i grandi investitori compiono tendenzialmente a fine di ogni trimestre: si sono venduti i comparti più fragili legati all’IA e ci si butta sui bond che sono stati pesantemente penalizzati raggiungendo livelli di redditività interessanti. Potrebbe essere un movimento più di opportunità che indicatore di una tendenza: ma il ragionamento è di comprare obbligazioni in attesa di avere un’idea più chiara sugli utili del tech che usciranno a fine ottobre.
Inoltre sul calo del lungo termine potrebbe aver pesato la determinazione della Fed a contrastare l’inflazione.
I rischi relativi all’eccesso di debito, ai precari conti pubblici in primis di Francia ed Usa, alle ingenti emissioni del settore IA previste il prossimo anno che dreneranno liquidità alle emissioni governative, alle altre corporate e soprattutto ai Paesi emergenti, sono stati messi da parte.
I rischi geopolitici che nessuno può prevedere restano sul tavolo così come l’esito delle elezioni di midterm che se vedessero la vittoria dei democratici potrebbero da una parte far percepire un maggior rigore sui conti pubblici e dall’altra un aumento della pressione fiscale con riduzione degli utili. Quindi, in linea di principio, se i repubblicani perdessero Camera e Senato potrebbe beneficiarne l’obbligazionario a danno dell’azionario.
Quello che è in gioco nell’attuale fase di rivoluzione tecnologica è anche il futuro delle banche centrali: i grandi colossi tech avranno una capacità di fuoco sempre più vicina a quella della Fed, istituzione che nella loro visione rappresenta un impedimento e che tenteranno di screditare. È significativo il tentativo di voler considerare l’inflazione come elemento non importante e che comunque le banche centrali non saranno in grado di governare.
La tendenza di fondo negli ultimi anni è di tassi reali elevati, sopra le medie storiche. Se consideriamo l’ultima cpi al 3,7% e il rendimento Bond 10 anni al 5,20%, significa avere un tasso reale dell’1,5% in linea con quello del 2025 (1,6%) e del 2024 (1,2%) ma decisamente superiore alle medie storiche. Ipotizzando di dover convivere in futuro con tassi reali intorno all’1,5% appare poco probabile un rialzo del rendimento Bond 10 oltre gli attuali livelli. Poi se la cpi Usa, come afferma la Fed, scendesse nel 2027, sarebbe motivato un rientro del Bond. Stimando un’inflazione 2027 al 2,7%-2,8% e pur mantenendo un tasso reale “alto” all’1,5%, significherebbe proiettare il rendimento Bond medio 2027 in area 4,5%.
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