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Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Confprofessioni e sindacati: «I professionisti non sono solo persone»

Dura reazione alle parole del Ministro Gualtieri, che ha spiegato perché il comparto è rimasto escluso dai contributi a fondo perduto

/ Savino GALLO

Sabato, 23 maggio 2020

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Nel clima già rovente degli ultimi giorni, le dichiarazioni rese dal Ministro dell’Economia Gualtieri sulla motivazione che ha indotto il Governo a escludere i professionisti dai contributi a fondo perduto previsti dal decreto “Rilancio” hanno ulteriormente acceso gli animi. Nel corso della trasmissione televisiva Piazza Pulita, andata in onda giovedì sera, il titolare del MEF ha spiegato che i professionisti sono “solo persone” e, in quanto soggetti diversi dalle imprese, hanno diritto alle indennità di 600 euro (per marzo e aprile) e a quella di mille euro prevista per maggio, ma non ai benefici riconosciuti alle altre attività economiche.

“Ci troviamo di fronte – ha commentato Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni – a una visione ottocentesca dell’economia, che inquadra ancora il lavoro professionale con la lente delle corporazioni. Evidentemente, al Ministro Gualtieri sfugge la nozione di impresa, così come formulata nelle raccomandazioni della Commissione europea, che considera impresa «ogni entità», a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica”.

Il Presidente della confederazione ha ricordato che il comparto degli studi professionali conta più di due milioni di professionisti, occupa 900 mila lavoratori tra collaboratori e dipendenti e muove un volume d’affari di circa 210 miliardi di euro. “Un settore che investe e produce ricchezza per il Paese – si legge nella nota stampa diffusa ieri –, ma anche un settore colpito duramente dalla crisi economica innescata dalla pandemia. Non vedo differenze tra un imprenditore che, per effetto del COVID-19, ha subito un calo di fatturato e un dentista, un avvocato, un architetto o un commercialista che per lo stesso motivo hanno subito il medesimo danno. Due pesi, due misure”.

Dello stesso avviso anche le associazioni sindacali dei commercialisti, che ieri hanno inviato una lettera al Ministro Gualtieri e una al Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini, rispondendo all’accusa, rivolta dai vertici delle Entrate a commercialisti e consulenti del lavoro, di aver danneggiato i propri clienti con la decisione di disertare la riunione sul tema dei contributi a fondo perduto (si veda “Professioni ordinistiche pronte alla protesta per i contributi a fondo perduto” del 22 maggio).

Nella missiva indirizzata al titolare del MEF, i sindacati di categoria (ADC – AIDC – ANC – ANDOC – FIDDOC – SIC - UNAGRACO – UNGDCEC – UNICO) hanno spiegato di aver ascoltato con “incredulità” le dichiarazioni rese durante il programma tv, sottolineando che non è possibile sminuire così soggetti che, mai come in questa emergenza, hanno “lavorato senza sosta e senza alcun profitto” per assistere le aziende nell’interpretazione delle norme e nella messa in pratica di tutti gli adempimenti.

Non è accettabile, scrivono, che questi soggetti debbano essere considerati “solo persone” e non abbiano il diritto di “vedere tutelata la propria attività economica al pari di artigiani, commercianti e imprenditori”. Una disparità di trattamento ancor più evidente nel caso di professionisti ordinistici, per i quali, anche sui benefici individuali, “permane l’esclusione dalla misura dei mille euro” così come rimangono “i limiti di reddito (previsti solo per noi) per accedere anche ad aprile e maggio all’indennità di 600 euro”.

Nella lettera indirizzata al Direttore Ruffini, invece, i sindacati difendono la scelta dei Consigli nazionali di commercialisti e consulenti del lavoro di disertare la riunione di ieri sui contributi a fondo perduto, sottolineando che tale decisione non arrecherà danni alle imprese clienti.
A paventare tale rischio erano state fonti interne all’Agenzia, ma su tale punto le associazioni hanno voluto rassicurare i vertici delle Entrate: “I professionisti – si legge nella missiva – non hanno mai smesso di essere vicino ai loro clienti, sono continuamente partecipi delle difficoltà che vivono le imprese, anche quando queste difficoltà sono determinate proprio dall’Amministrazione finanziaria, i cui ritardi, imprecisioni ed errori gettano sovente le imprese e i cittadini contribuenti in una sorta di labirinto, dal quale spesso è possibile uscire solo grazie al lavoro e alle competenze dei professionisti”.

Più che occuparsi di tali aspetti, dunque, sarebbe opportuno, concludono le associazioni, che l’Agenzia si preoccupasse “innanzitutto del proprio operato, avendo consapevolezza del fatto che i professionisti hanno dimostrato in questi anni di dover supplire alle inefficienze dell’Amministrazione finanziaria, che in più occasioni ha dato prova di inadeguatezza”.

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