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Pennacchi: «Anche a luglio una tregua dalle comunicazioni dell’Agenzia»

La Presidente dell’Ordine di Forlì parla dei rapporti con il Fisco e delle priorità della riforma: «Stop agli elenchi esterni all’albo»

/ Savino GALLO

Giovedì, 2 luglio 2026

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A 39 anni appena compiuti è diventata la Presidente più giovane d’Italia in un contesto, l’Emilia Romagna, in cui le Presidenti donna sono 6 su un totale di 9 Ordini. “Dalla nostra Regione arriva un bel segnale di cambiamento”, spiega a Eutekne.info Sara Pennacchi, e non è solo una questioni di giovani e presenza femminile (categorie in cui l’Emilia Romagna è costantemente in testa alle classifiche nazionali). I “buoni rapporti” con l’Agenzia delle Entrate, ad esempio, hanno permesso di mitigare il problema dell’assenza di appuntamenti in presenza con l’implementazione del servizio “in videochiamata”, mentre il tirocinio anticipato, tra le misure che si punta ad introdurre con la riforma della legge ordinamentale, in alcuni territori è già una realtà da diversi anni.

Presidente Pennacchi, partiamo proprio dal tirocinio. Lei è tra quelli che hanno potuto svolgerlo tutto durante il percorso di studi magistrali. Come è stato possibile?
“Grazie a una convenzione tra l’Università di Bologna e l’Ordine di Forlì, territorio dove ha sede una sezione distaccata con la facoltà di economia e commercio. Devo dire che per me è stato un grosso vantaggio, perché mi ha consentito di iscrivermi all’albo subito dopo la fine del mio percorso di studi. Spero che anche i giovani che decidono oggi di intraprendere questo percorso possano avere questa possibilità”.

Dice che potrebbe effettivamente favorire più ingressi? Com’è la situazione dei tirocinanti sul territorio?
“In continuità con il passato. Abbiamo sempre avuto una media di circa 30 praticanti ed è rimasta stabile nel tempo. Ovviamente, sul territorio stiamo portando avanti anche altre iniziative per invogliare i giovani a scegliere la professione. Le attività informative dentro le scuole e l’inserimento nei career day universitari: accanto a banche e imprese, i giovani potranno parlare anche con i rappresentanti del nostro Ordine”.

A proposito di rappresentanza, lei come si è avvicinata a questi ruoli? Che effetto le fa essere la Presidente più giovane d’Italia?
“Ovviamente, è motivo di grande orgoglio. Subito dopo l’iscrizione all’albo, nel 2013, sono entrata nella Fondazione dell’Ordine come Consigliera. Poi ho fatto il Consigliere Tesoriere dell’ODCEC nel precedente mandato e infine la canditaura a Presidente. L’aspetto più gratificante è che questi ruoli mi sono sempre stati chiesti, non sono mai arrivati da una mia candidatura spontanea e questo mi rende ancor più orgogliosa”.

Cosa l’ha spinta ad accettare?
“La voglia di trasmettere agli altri valori come serietà e responsabilità, che contraddistinguono questa professione”.

Ecco, lei che è ancora giovane cosa direbbe a chi si affaccia alla professione o a chi avrebbe intenzione di farlo?
“Che bisogna fare sacrifici, ma che poi alla fine si viene ripagati. Io subito dopo l’iscrizione ho iniziato a collaborare con un studio di Cesena. Per me, che vivo in un piccolo paesino (Bagno di Romagna, ndr), significava fare 110-120 km al giorno tra andata e ritorno. Poi, piano piano, mi sono fatta il mio pacchetto clienti e ho potuto aprire uno studio nel mio Paese. Quindi, non ci si deve fermare alle prime difficoltà. Io ho fatto la gavetta, ma mi ha permesso di diventare quella che sono”.

Come si spiega il fatto che in Emilia Romagna ci siano più donne che svolgono la professione rispetto al resto d’Italia?
“Credo che la nostra Regione sia un’eccellenza in termini di qualità della vita e questo consente alle donne di conciliare meglio il lavoro con la propria vita privata. L’Ordine di Forlì è tra i primi 10 Ordini d’Italia in termini di presenza femminile. È un altro segnale di cambiamento”.

A parte la maggiore presenza di donne, in che direzione si sta andando?
“Nel nostro territorio, c’è ancora una netta prevalenza di studi individuali. Ma guardando al futuro non si può prescindere da una riorganizzazione che preveda aggregazioni e specializzazioni, che vanno di pari passo, e dalla capacità di dedicarsi anche alle attività più innovative della professione, come la sostenibilità o il trattamento dei dati”.

Parliamo della riforma delle professioni. Quali sono le “urgenze” su cui intervenire?
“Innanzitutto, bloccare la proliferazione di registri ed elenchi esterni all’albo. Considerando che si parla di tutte attività già previste dalla legge ordinamentale, introdurre ulteriori requisiti per poterle svolgere è davvero eccessivamente penalizzante. E poi, andrebbe aggiornata la disciplina dei compensi. Ci sono parametri fermi da più di dieci anni. Adeguare i compensi è fondamentale per affermare la dignità della professione”.

All’Agenzia delle Entrate, invece, cosa chiederebbe?
“Un po’ di tregua nei periodi in cui siamo impegnati con i dichiarativi. Sappiamo che, appena due anni fa, c’è stato un intervento normativo che ha previsto la sospensione degli invii delle comunicazioni di irregolarità per tutto il mese di agosto, quindi dubito che ce ne possa essere un altro a stretto giro. Ma forse a livello regionale si può fare qualcosa, allargando questo periodo di sospensione anche a tutto il mese di luglio. Con la Direzione regionale c’è un dialogo molto proficuo come Coder (Coordinamento degli Ordini dell’Emilia Romagna, ndr) e ci è stata dimostrata anche una certa sensibilità. Quindi, nell’ottica di una collaborazione reciproca, speriamo che queste istanze possano essere tenute in considerazione”.

Avete affrontato anche il tema dei rapporti con gli Uffici?
“Abbiamo avviato un road-show (che finirà prima della pausa estiva, ndr), grazie al quale per la prima volta la Direzione regionale visiterà tutte le sedi degli Ordini. Abbiamo parlato dello sportello digitale e della possibilità di avere degli appuntamenti attraverso le videochiamate e mi pare che le cose stiano funzionando. Abbiamo fatto delle prove e, nel giro di un paio di giorni, si riesce ad ottenere un appuntamento”.

Sa che la Scuola di Alta formazione dell’Emilia Romagna è una delle poche ancora operative?
“Sì, ho sentito che solo altre 2-3 erogano corsi con continuità. La nostra è sicuramente un’eccellenza. Nel 2025 sono partiti 10 corsi brevi a cui hanno partecipato 503 colleghi, la maggior parte iscritti in Ordini di fuori regione. Dal 2017 abbiamo avviato 39 corsi alta formazione con 2270 partecipanti e 1500 attestati rilasciati dal CNDCEC”.

Come va, invece, con la concorrenza di chi non è iscritto all’albo?
“Non abbiamo avuto grossi casi di abusivismo professionale sul territorio, ma anche qui la concorrenza si fa sentire. Noi cerchiamo di combatterla garantendo serietà e la qualità dei servizi. Poi il resto va fatto a livello nazionale, ridando centralità alla professione, e mi pare che negli ultimi quattro anni si siano fatti grossi passi avanti, e lavorando sulle attività riservate”.

Quindi le esclusive servono?
“Servono per evitare sovrapposizioni e fare chiarezza su chi può fare cosa. Noi sul territorio proviamo a fare squadra anche con le altre professioni. Io sono sempre per il dialogo. Avere una cornice più definita ci agevolerebbe senza dubbio”.

Sarà questo, il dialogo, il tratto distintivo della sua presidenza?
“Un dialogo non solo con le altre professioni ma anche con le diverse componenti della nostra base, dove ci sono tanti giovani ma anche molti con più di 20 o 30 anni di iscrizione. Ecco, forse sento di dover essere un ponte tra queste componenti, con uno sguardo verso il futuro senza dimenticare da dove veniamo”.

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