Tassi Usa ai massimi degli ultimi 20 anni
La pubblicazione a metà settimana degli indici Pmi americani superiori alle attese ha innescato un sell-off sull’obbligazionario
I tassi sono stati stabili fino alla pubblicazione a metà settimana degli indici Pmi americani (purchasing managers’ index) superiori alle attese. Ciò ha innescato un sell-off sull’obbligazionario con conseguente rialzo importante dei rendimenti, soprattutto di quelli Usa che inevitabilmente hanno trascinato quelli globali.
Il bilancio settimanale vede salire il 10 anni Usa al 5,17% (+24 centesimi), il 2 anni al 4,90% (+22). I tassi Future Sofr 3 mesi (il vecchio Libor) sono saliti di 20 centesimi sulle scadenze 2027 portandosi in area 4,90%, livelli quasi compatibili con un Fed Fund 4,75%-5% (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
Il Bund 10 limita il suo rialzo portandosi al 3,59% (+10), il 2 anni al 3,29% (+5). Fa peggio il Btp 10 al 4,50% (+16) con lo spread Btp-Bund che sale a 92 bps (+6). Rialzo tra i 10 e i 15 centesimi sulla curva Irs praticamente piatta al 3,60%-3,65%. Euribor 3 mesi stabile a 2,61%.
Le attese sono ferme al 3% per dicembre e al 3,35% per marzo mentre salgono le scadenze successive con il parametro trimestrale che è atteso al massimo di 3,60% tra un anno.
A settembre l’attività economica negli Stati Uniti si muove ai massimi degli ultimi cinque anni, alimentata da un’impennata dei nuovi ordini. L’indice PMI composito preliminare sulla produzione negli Stati Uniti, che monitora i settori manifatturiero e dei servizi, sale a 58,4 questo mese, il livello più alto dal luglio 2021. Questi dati dipingono un quadro dell’economia non solo resiliente, ma in fase di surriscaldamento, e in tal senso una crescita economica robusta non è più equilibrata, ma potrebbe contribuire ad alimentare le pressioni inflazionistiche.
Ad aumentare i timori – specie sul tratto breve – è stato il tono restrittivo di alcuni membri Fed secondo cui saranno necessari ulteriori aumenti dei tassi. La rottura di livelli tecnici chiave (5% sul 10 anni) ha contribuito ad amplificare il rialzo dei tassi. I costi di indebitamento a lungo termine negli Stati Uniti toccano il livello più alto degli ultimi 20 anni, prolungando una fase di vendite in cui i detentori chiedono una maggiore compensazione per detenere titoli di Stato, alla luce della forte crescita economica, degli elevati livelli di debito e dei costi energetici in aumento che hanno ulteriormente alimentato i timori di inflazione.
In settimana l’asta dei titoli a 5 anni Usa ha visto una domanda scarsa ed è dovuto intervenire il Tesoro per assorbirla.
L’amministrazione Usa ha deciso di adottare misure straordinarie per cercare di contenere l’aumento dei costi di indebitamento, tra cui l’intervento per acquistare lo yen al fine di evitare che le autorità di Tokyo vendessero titoli del Tesoro per farlo, o l’espansione dei riacquisti di debito a 20 e 30 anni, ma con scarsi risultati, poiché i rendimenti continuano a salire. Gli operatori dunque non hanno apprezzato questi interventi “autoritari” sul mercato.
Oltre a questi motivi ci sono stati altri interventi poco graditi ma meno conosciuti: l’obbligo delle Stablecoin a detenere titoli Usa, la riforma del “Supplementary Leverage ratio” che libera i bilanci delle banche che così possono acquistare più Treasury.
Un altro aspetto di preoccupazione è l’enorme ricorso alle emissioni obbligazionarie da parte del settore IA.
Tutti questi fattori forse stanno pesando più dell’andamento del prezzo del petrolio; quest’ultimo influisce soprattutto sui titoli a breve mentre quelli a lungo sono legati alle aspettative di inflazione che rimane ancorata saldamente ai target della banca centrale come risulta dalla forward inflation (2,4% la 5y5y).
Inoltre la ricetta dell’amministrazione Usa di abbassare il debito/Pil aumentando il denominatore non sta funzionando. Infine sul fronte commercio estero si pensava che l’introduzione di dazi portasse ad un effetto di sostituzione (merci estere sostituite da merci Usa) ma ciò non sta avvenendo e dunque il deficit non può essere assorbito dal surplus commerciale.
Un accordo Usa-Iran avrebbe un effetto immediato calmierante sui tassi ma per assistere a un’inversione duratura sui tassi Usa serve la consapevolezza che si debba agire per contenere l’aumento del debito. La liquidità nel sistema è sempre elevatissima e dunque non sono presenti tensioni sul buon funzionamento dei mercati (per es. il bid-ask spread resta su livelli storicamente bassi).
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