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Collegato lavoro: le audizioni delle parti sociali alla commissione Lavoro della Camera

/ REDAZIONE

Martedì, 13 aprile 2010

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Dopo il rinvio del capo dello Stato, è ripreso l’esame del Ddl. 1441-quater-D in materia di lavoro, tornato in commissione Lavoro della Camera. E mentre si profilano le correzioni, sulla base delle osservazioni del presidente della Repubblica e le linee indicate dal Ministro del Lavoro, il dibattito si è già riacceso.
Con la CGIL che chiede un “intervento complessivo di riesame” del testo e “cambiamenti sostanziali” altrimenti - avverte - andrà avanti nella iniziativa di modifica della legge che considera incostituzionale “anche con la mobilitazione e l’appello della Consulta”. Il primo punto, che domani sarà sciolto dal voto della stessa commissione, ruota infatti intorno all’intenzione manifestata dallo stesso relatore di maggioranza Giuliano Cazzola di “limitare” l’esame del provvedimento ai soli cinque articoli menzionati da Giorgio Napolitano nel suo messaggio di rinvio. Ossia, gli articoli 20, 30, 31, 32 e 50, tra cui quello sulla conciliazione e l’arbitrato e l’igiene e la sicurezza a bordo delle navi dello Stato.
In attesa del voto e degli emendamenti, che andranno presentati entro lunedì prossimo, il ritorno del disegno di legge in Parlamento è stato accolto dalle audizione delle parti sociali.
Confindustria, nella persona del direttore delle relazioni industriali Giorgio Usai, in audizione ha ribadito che “condivide nel suo complesso” il Ddl. “perché costituisce un importante passo verso il raggiungimento dell’obiettivo di una maggiore certezza nella definizione delle situazioni giuridiche soggettive in materia di lavoro”. Ma, ha aggiunto, “occorre sottolineare che restano delle criticità, sul piano tecnico, rispetto alle quali un ulteriore intervento del legislatore può favorire il perseguimento dell’obiettivo della certezza del diritto”.
Nel corso dell’audizione, inoltre, Usai ha ricordato la “Dichiarazione comune” sottoscritta lo scorso 11 marzo, “volta a garantire la libera formazione della volontà del lavoratore nel ricorrere allo strumento dell’arbitrato. Con tale dichiarazione le parti, nel riconoscere l’arbitrato uno strumento idoneo ad una più sollecita soluzione delle controversie di lavoro, si sono impegnate a definire un accordo interconfederale che escluda che il ricorso alle clausole compromissorie, se poste al momento dell’assunzione, possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro”. Un avviso che dovrebbe essere recepito perché “va proprio nel senso indicato dal Presidente della Repubblica e delinea la strada da percorrere per cercare soluzioni condivise”. Nella dichiarazione si esclude che il ricorso alle clausole compromissorie poste al momento dell’assunzione riguardi il licenziamento.
D’accordo su questo punto le confederazioni dei commercianti e degli artigiani - Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, CNA, Casartigiani - così come CISL, UIL e UGL che, rispetto all’arbitrato secondo equità, chiedono però - e su questo c’è una convergenza con la CGIL - una esplicitazione dei limiti comprendendo il rispetto dei diritti inderogabili dei lavoratori.
Un’altra questione su cui si sono concentrati gli interventi è l’eliminazione del potere di intervento sostitutivo del Ministro del Lavoro in caso di mancato accordo tra le parti sociali. Tutti punti di “riflessione” già indicati dallo stesso Ministro Sacconi nel percorso di correzione del testo. “L’orientamento della maggioranza e del governo è quello di accogliere le osservazioni del capo dello Stato”, ha comunque assicurato Cazzola, tornando a sottolineare il “forte richiamo” sulla garanzia di “effettiva volontarietà” da parte del lavoratore. (Redazione)

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