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UE: no alla doppia imposizione sugli investimenti «venture capital»

/ REDAZIONE

Venerdì, 30 aprile 2010

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BRUXELLES - Favorire gli investimenti transfrontalieri in capitale di rischio, eliminando nella UE i casi di doppia imposizione fiscale. Questo l’obiettivo della Commissione europea, che oggi ha pubblicato una relazione nella quale si riportano le conclusioni e le raccomandazioni di un gruppo di esperti fiscali, istituito dall’esecutivo europeo allo scopo di studiare la possibilità di eliminare le principali barriere fiscali nel settore del venture capital. Barriere che spesso penalizzano le piccole e medie imprese per le quali il capitale di rischio “è una fonte di crescita vitale”. “Come riconosciuto dalla strategia Europa 2020 - ha detto il commissario UE al fisco Algirdas Semeta - migliorare le condizioni generali in cui le pmi operano è essenziale per costruire un’economia più forte e sostenibile. Dobbiamo quindi creare un mercato europeo dei capitali di rischio efficiente. E questo - ha aggiunto il commissario - significa eliminare gli ostacoli fiscali che ancora persistono”. Nella relazione, gli esperti sottolineano come “la presenza in loco del gestore del fondo per il capitale di rischio nello Stato membro nel quale viene realizzato l’investimento può far scattare l’imposizione del fondo o degli investimenti in tale Stato. Ciò - si spiega - potrebbe portare a una doppia imposizione, qualora il rendimento dell’investimento fosse tassato anche nel Paese o nei Paesi dove sono stabiliti il fondo o gli investitori”. Gli esperti, quindi, propongono che “la presenza del gestore del fondo per il capitale di rischio non venga considerata come motivo di imposizione del fondo o degli investimenti nello Stato membro in cui l’investimento viene effettuato”. Gli esperti inoltre sottolineano come “i fondi di capitale di rischio possono essere trattati come trasparenti in uno Stato e non trasparenti in un altro Stato, cosa che può portare a casi di doppia imposizione”. Per questo - si suggerisce - “gli Stati membri della UE dovrebbero concordare un riconoscimento reciproco della classificazione fiscale dei fondi”. (Ansa)

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