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Draghi: il Patto di stabilità va cambiato

/ REDAZIONE

Lunedì, 3 maggio 2010

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ROMA - Il Patto di stabilità va cambiato, reso più incisivo e bisogna passare a un governo economico dell’Unione più forte. Alla luce della crisi che ha messo la Grecia in ginocchio, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nelle vesti di presidente del Financial Stability Board, è tornato oggi a dettare la sua ricetta per affrontare le difficoltà all’interno di Eurolandia. Senza dimenticare poi la necessità di porre rimedio agli squilibri della bilancia dei pagamenti, tallone d’Achille della Grecia, ma non solo: altri Paesi, infatti, potrebbero incorrere in rischi simili se non adotteranno i necessari aggiustamenti. In un intervento alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Draghi si e soffermato sul tema delle riforme del settore finanziario ritenute il “prerequisito per una crescita economica sostenibile”. “La lezione della crisi - ha spiegato il governatore rispondendo ad alcune domande sulla situazione greca - è che occorre rivedere il concetto del Patto di Stabilità e crescita e rafforzare il governo economico dell’Unione. Finora, ha osservato infatti, esso è consistito in un meccanismo di osservazione dei bilanci pubblici. “È necessario ora renderlo più incisivo ed estenderlo all’area delle riforme strutturali perché la mancanza di tali riforme è il motivo alla base della mancata crescita di alcuni paesi”. Draghi ha quindi ricordato che “alcuni dicono che bisogna attuare le riforme gradualmente per evitare di compromettere la fragile ripresa in atto. Io rispondo che la ripresa è troppo fragile per permettere temporeggiamenti”. Quanto poi ai grandi squilibri della bilancia dei pagamenti, Draghi ha ricordato che “sono ancora con noi e i flussi lordi di capitale sono pronti ad espandersi negli anni a venire. La possibilità di un’improvvisa inversione negativa è alta, come dimostra la situazione in Grecia. Se si deteriorano le condizioni economiche e non avremo riformato il sistema finanziario dovremo affrontare il rischio di un rinnovato avvitamento verso il basso”. E da questo punto di vista “ci sono altri Paesi nel mondo che, senza misure di aggiustamento precauzionale, sono esposti a un simile rischio”. Dal momento che “le opzioni per ulteriori allentamenti fiscali e monetari sono limitate, forse inesistenti - ha concluso il governatore - la solidità del sistema finanziario è perciò cruciale per la sostenibilità della ripresa economica”. (Ansa)

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