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Federalismo: lunedì alla Camera presentazione del libro di Serrentino

Sabato, 8 maggio 2010

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ROMA - Il federalismo fiscale è un’opportunità, ma potrà realizzarsi solo nella prossima legislatura, serviranno almeno 5-6 anni. Quindi il Governo dovrebbe concentrarsi prima su quello che può fare ora, cioè una riforma dell’attuale sistema fiscale, in cui si definiscano i paletti in tema di aliquote, adempimenti, accertamenti, rapporti tra contribuente e fisco, armonizzazione di banche dati, diminuzione del numero di imposte. Così la pensa Roberto Serrentino, professore di diritto e politiche economiche regionali e comunitarie presso l’Università della Calabria e autore del libro Il federalismo fiscale in Italia, genesi, prospettive di attuazione ed esigenze di tutela, che lunedì sarà presentato alla Camera alla presenza, tra gli altri, del vice ministro dell’Economia Giuseppe Vegas e del presidente della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale Enrico La Loggia.

“Oggi del federalismo fiscale si parla tanto e spesso a sproposito. Proclamando magari che è la madre di tutte le riforme o che l’Italia non può farne a meno se non vuole fare la fine della Grecia. Nessuno dice però - sottolinea Serrentino - che al momento quello di cui disponiamo a livello normativo sul federalismo fiscale è solo una cornice, che va ancora riempita di contenuti concreti e che per farlo occorrerà attendere almeno 5-6 anni. Sarebbe quindi opportuno, intanto, lavorare ad una riforma fiscale che prescinda dal federalismo e che potrebbe essere realizzata in un anno”. Per Serrentino, “il federalismo fiscale è un’opportunità per il Paese, ma perché sia equo e solidale nei contenuti e nella sua effettiva operatività va realizzato senza troppa fretta e su una ossatura fiscale preesistente semplificata, trasparente ed efficiente”. Infatti, spiega Serrentino, “proprio per raggiungere una più efficace destinazione delle risorse, obiettivo principale del federalismo, tante cose ancora bisogna fare”. Un punto importante sarà “stabilire tipologie codificate e ristrette di tributi propri istituibili da parte delle Regioni, così da evitare fantasie fiscali da parte dei governatori e, quindi, l’anarchia e l’irresponsabilità tributaria”. A questo proposito, per esempio, “bisognerà prevedere che i condoni fiscali non possano essere su base regionale e dovranno essere fissati chiaramente, nel decreto legislativo di prossima emanazione, modalità e tecnicità di trasferimento di parte del patrimonio demaniale dallo Stato alle Regioni e agli enti territoriali”. (Ansa)

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