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PMI: attese positive, la ripresa arriva dall’export

/ REDAZIONE

Giovedì, 20 maggio 2010

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ROMA - Persiste il malessere delle PMI manifatturiere il cui termometro della crisi “rimane in territorio negativo per produzione, ordini e fatturato”. Lo segnala un’indagine congiunturale Confapi-Unicredit, evidenziando tuttavia che “le aspettative per il primo semestre 2010 passano in territorio positivo; le attese migliori si concentrano sui mercati internazionali, la domanda domestica sembra essere l’ultima a riprendersi”. Il punto di minimo, secondo la ricerca che si basa su un campione di oltre 3.600 imprese, è stato toccato nel primo semestre 2009. A soffrire di più sono le piccole, mentre per le medie “la ripresa sembra già iniziata”. L’occupazione resta la voce più preoccupante, con un alto impiego di Cig.
I saldi complessivi delle aspettative per il primo semestre di quest’anno, segnala ancora l’indagine - passano in territorio positivo, per la produzione (0,1%) e gli ordini (1,3%). Il fatturato è segnalato in miglioramento ma ancora insufficiente per portare il saldo in territorio positivo, anche se il livello è di poco inferiore allo zero (-0,7%).
Le imprese con i saldi peggiori sono le più piccole, da uno a nove addetti, mentre per le intermedie i giudizi tendono progressivamente a migliorare fino ad arrivare a saldi positivi per le aziende di dimensione medio-grande (100-249 addetti). Per quest’ultima categoria, “sembra che la ripresa sia già iniziata - con giudizi che evidenziano saldi abbastanza alti, compresi cioè tra il 25 e il 30% - mentre le micro e le piccole imprese continuano ad attraversare una fase difficile”.
L’accesso al credito rimane ancora difficoltoso per molte imprese, mantenendosi su valori più bassi della media degli ultimi anni. Il miglioramento rispetto al primo semestre 2009 (-44%) è valutabile in dieci punti percentuali (-34%). Il miglioramento delle condizioni si riflette sulla ripresa dell’autofinanziamento (9,4%), che torna a mostrare un saldo positivo, dopo il saldo nullo della tornata precedente. Questo rende le imprese meno dipendenti dal bisogno di finanziamenti esterni, come dimostra la forte riduzione dei saldi relativi al ricorso al debito sia a breve (7,7%) sia a medio-lungo termine (6,8%).
Resta l’aspetto più preoccupante: nonostante un miglioramento rispetto all’ultima indagine, i saldi di opinione rimangono al di sotto dei livelli pre-crisi (la situazione corrente dell’occupazione mostra un saldo negativo pari a -15,7%). Anche in termini prospettici, le aspettative, rimangono in territorio negativo, con un valore pari a -6,36%, tra i più bassi di quelli che si registrano tra le attese. Le attese sull’occupazione sono in linea con quelle relative a produzione, ordini e fatturato. Compare un saldo lievemente positivo per il Mezzogiorno (1,5%) e saldi negativi via via crescenti per Centro (-3,5%), Nord Est (-7%) e Nord Ovest (-9,6%). Più di un terzo delle imprese (il 34,8%) si trova nelle condizioni di dovere utilizzare la Cig; di queste, solo l’8,5% la diminuisce, mentre il 40% circa la mantiene invariata, il 16,3% l’aumenta e il 12,4% la attiva per la prima volta. Nelle previsioni 2010 (cui hanno risposto un campione di 637 imprese), il 15,6% delle aziende utilizzerà la Cig, il 29% avrà in Cig tra il 51% e il 99% dei dipendenti. (Ansa)

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