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Mercoledì, 1 dicembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

EDITORIALE

Scelta più «furba» che giusta il baratto tra IRPEF e IVA

/ Enrico ZANETTI

Venerdì, 12 ottobre 2012

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La scelta del Governo di barattare, nel disegno di legge di stabilità, l’integrale neutralizzazione del futuro aumento dell’IVA con la riduzione delle prime due aliquote IRPEF, si presta a numerose considerazioni.

La prima: dal punto di vista quantitativo, il Governo non soltanto non ha fatto di più del minimo sindacale che si era impegnato a realizzare sul fronte della riduzione della pressione fiscale, ma semmai ha fatto di meno.
Evitare anche il punto di aumento dell’IVA (dal 21% al 22% e dal 10% all’11%), che è stato invece mantenuto a partire dal prossimo 1° luglio 2013, sarebbe costato circa 7 miliardi di euro; ridurre, dal 23% al 22% l’aliquota IRPEF sui redditi fino a 15.000 euro e dal 27% al 26% quella sui redditi tra 15.000 e 28.000 euro, costa invece 5 miliardi.
Ecco quindi che, a livello di sistema, questa scelta fa scendere di 2 miliardi in meno la pressione fiscale esercitata sul Paese e fa fare 2 miliardi di sacrifici in meno allo Stato in termini di copertura.

La seconda: il fatto che, quantitativamente, il Governo abbia avuto ancora una volta il braccino corto, non vuol dire per forza che non abbia magari operato scelte migliori dal punto di vista qualitativo: dipende dai gusti e, siccome i gusti sono gusti, forse una risposta assoluta non c’è.
Chi ha redditi talmente bassi da non pagare l’IRPEF (fino a circa 10.000 euro con familiari a carico), alla fine ci perde, perché pagherà un po’ di più i consumi; di contro, ci saranno anche contribuenti con redditi tra 20.000 euro e 30.000 euro che potrebbero risparmiare qualcosa più di IRPEF di quello che andranno a spendere in più di IVA, considerata la loro comunque limitata capacità di consumo.

Tra segno più e segno meno, anche nei casi più fortunati, il saldo netto di risparmio su base annua sarà comunque più facilmente assai al di sotto dei 100 euro che vicino ai 200.
È vero comunque che, ove si condivida che è opportuno tassare di più le cose e meno le persone, la scelta del Governo pecca di incisività sostanziale, ma non di coerenza formale.

La terza: il Governo sarà anche di tecnici e non di politici, ma l’avvicinarsi della scadenza per le elezioni politiche del 2013 sta aguzzando l’ingegno e creando commistioni di generi.
Scegliere di ridurre l’IRPEF invece che non aumentare l’IVA, non significa solo fare una un colpo di scena che costa pure 2 miliardi in meno della più grigia alternativa, ma anche mettere in campo un taglio a partire da gennaio 2013 (prima delle elezioni) invece che neutralizzare un aumento calendarizzato comunque per luglio 2013 (dopo delle elezioni).

La scelta del Governo è quantitativamente evanescente

In conclusione, la scelta del Governo di barattare l’IRPEF con l’IVA non è, in termini assoluti, né tecnicamente giusta né tecnicamente sbagliata.
È solo politicamente furba e, purtroppo, quantitativamente evanescente.
Come del resto poco incisive saranno tutte le scelte compiute sul fronte della riduzione della pressione fiscale, sino a quando non si avrà la forza di riformare lo Stato, invece che di sottoporlo a meri lavori di manutenzione.

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