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Senza il peso del Fisco, le medie imprese italiane sarebbero solide come le tedesche

/ REDAZIONE

Sabato, 16 marzo 2013

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Senza il peso del Fisco, le medie imprese italiane sarebbero forti come quelle tedesche. Basterebbe una tassazione più favorevole, pari a quella delle grandi aziende, per portarle dall’ultimo al primo posto in Europa per solidità patrimoniale.
Questo uno dei risultati dell’indagine di Confindustria, R&S Mediobanca e Unioncamere sulle medie imprese in Europa, identificate in Italia con le società con un fatturato compreso tra 15 e 330 milioni e dipendenti tra i 50 e i 499.

Nel complesso, le medie imprese in Francia e Spagna, come in Italia e in Germania, hanno una struttura finanziaria robusta, che le rende in grado di resistere alla crisi meglio delle aziende di maggiori dimensioni. La solidità è massima per le tedesche, con il 76% delle società classificate investment grade, sullo stesso livello in Francia e Spagna (69%), meno nel Bel Paese (57%). Anche il trattamento fiscale risulta omogeneo nella Penisola iberica e in Francia, dove il tax rate si aggira sul 24%, poco più elevato in Germania (27%) e penalizzante da noi (38%).

La considerazione che emerge è quindi che, se negli ultimi 10 anni le medie imprese italiane avessero avuto una tassazione più favorevole, per esempio pari a quella dei grandi gruppi, oggi avrebbero uno solidità patrimoniale al 78% investment grade, in linea con i dati della Germania. Le medie imprese tedesche, nel manifatturiero, hanno d’altra parte un costo del lavoro pro-capite elevato: 46.700 euro per addetto, contro i 43.600 delle francesi, i 39.600 euro delle italiane e i 36.800 delle spagnole. Ma c’è la compensazione della produttività, al top in Germania con un valore aggiunto netto per addetto pari a 56.900 euro rispetto ai 53.300 euro dell’Italia, i 52.100 euro della Francia e i 47.900 euro della Spagna. Quanto al valore aggiunto, misura della ricchezza prodotta, il contribuito maggiore viene dalle attività meccaniche, prevalenti in Germania, dove raggiunge il 51%, contro il 38% in Italia (35% Francia e 29% penisola iberica). (Redazione)

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