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Via libera del Consiglio dei Ministri al DEF 2013

/ REDAZIONE

Giovedì, 11 aprile 2013

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Nella riunione di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di economia e finanza 2013. Un DEF “di transizione”, dal quale traspare – come ha rassicurato con una punta d’ironia il Premier Mario Monti – che l’Esecutivo “lungamente uscente” lascia in eredità i conti pubblici in ordine e le riforme incardinate. Viceversa, il Paese sarebbe rimasto “nelle secche della crescita zero”.

Ora, invece, il pareggio di bilancio, non tenuti in conto gli effetti della crisi, è assicurato sia nel 2013, sia nel 2014, anche se bisognerà vedere cosa il prossimo Governo deciderà di fare dell’IMU, che ha un “peso” specifico non indifferente: 11 miliardi. “Il risanamento – ha spiegato Monti in conferenza stampa – è avvenuto. Le finanze pubbliche sono su un sentiero sostenibile. È centrato l’obiettivo del bilancio in pareggio in termini strutturali”.
Inoltre, la stagione delle riforme è ampiamente avviata, a partire dall’intervento sulle pensioni e “tratteggiata” anche nel nuovo PNR (Piano nazionale delle riforme). Tanto che a maggio, spera Monti, l’Italia potrebbe rientrare nel club dei Paesi virtuosi, fuori dalla procedura per deficit eccessivo.

Insomma, per il Premier il Paese può “anche fare meglio delle stime” contenute nel DEF, che sono “prudenziali”. A un patto, però: “No a tatticismi e ricette populiste così diffuse in molte varianti. Bisogna costruire nuove opportunità di crescita e occupazione”.

Monti e Grilli hanno approfittato del varo in CdM del DEF per ribadire l’effetto della politica economica del Governo e, nonostante la tempesta non si sia ancora del tutto placata (quest’anno, ad esempio, si prevede il picco del debito pubblico al 130,4% e la crescita resterà a -1,3% con un deficit al 2,9% incluso lo 0,5% per pagare parte dei debiti della P.A.), s’intravede un’uscita. Buon segno, secondo il Premier, quello che arriva dall’ultima asta di Bot (Bot a 3 mesi con il rendimento medio che scende al minimo storico dello 0,243%), anche se ieri Bruxelles ha avvertito: “In Italia persistono squilibri macroeconomici che richiedono monitoraggio e azione decisiva”.

Comunque, la crescita – ha rassicurato il Ministro dell’Economia – ci sarà dal 2014, grazie anche all’effetto delle riforme (+0,2% sul PIL nel 2013 e +0,7% nel 2014). Così, l’anno prossimo, il PIL sarà a +1,3%, secondo una stima prudenziale, passando poi a +1,4-1,5%. Si dovrà però anche aggredire il debito pubblico, come da accordi europei: si dovrebbe procedere alle privatizzazioni (1 punto di PIL l’anno) e contare su un buon avanzo primario: 2,4% quest’anno, 3,8% nel 2014, 4,3% nel 2015 fino al 5,7% del 2017.

Altre risorse, però, potrebbero essere impiegate o per interventi sociali o per dare ulteriore stimolo alla crescita: ad esempio – si legge nel comunicato di Palazzo Chigi – sono circa 30 miliardi i risparmi per il periodo 2012-2015 grazie alla prima spending review. (Redazione)

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