Tobin tax, Italia contro la tassazione sui titoli di Stato
“No” dell’Italia a qualsiasi ipotesi di applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie anche ai titoli di Stato. Questa l’indicazione giunta ieri dal rappresentante permanente dell’Italia presso l’UE, ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci. “Le transazioni sui titoli di Stato devono essere escluse dalla base imponibile” su cui applicare la cosiddetta Tobin tax. Per l’Italia – ha aggiunto – si tratta di una “linea rossa” di una questione “non negoziabile”.
Secondo quanto si è appreso, a chiedere che la Tobin tax sia applicata anche sulle transazioni relative ai titoli di Stato, è in primo luogo la Germania. Con Berlino, sarebbero schierati altri Paesi del Nord Europa. Sul fronte opposto, la posizione italiana sarebbe condivisa da Spagna e altri Paesi. A decidere di andare avanti sulla strada della tassazione sulle transazioni finanziarie è stato un gruppo ristretto formato da 11 Paesi e, ora, l’insorgere di questo “confronto-scontro” rischia di complicare ulteriormente le cose. Al negoziato in corso per definire i meccanismi del provvedimento partecipano infatti anche Paesi, come la Gran Bretagna, che hanno deciso di non aderire al progetto di Tobin tax e che guardano con preoccupazione al fatto che possa essere aggirato in qualche modo, e per la prima volta, il principio dell’unanimità in base al quale sono state finora adottate tutte le norme europee in materia fiscale.
Da Washington, per il vertice del G20, il Ministro Vittorio Grilli, a chi gli ha chiesto se l’Italia è pronta a far saltare l’accordo in ambito europeo sulla Tobin Tax in caso di non esclusione dei titoli di Stato, ha risposto: “Il mercato dei titoli di stato è un mercato delicatissimo, su cui non vogliamo perdere alcuna chance. Anche gli altri capiranno che si tratta di un mercato diverso dagli altri. Il dibattito è appena iniziato. Noi rimaniamo sulla nostra posizione, è l’impostazione giusta”. (Redazione)
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