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Nel DEF, «corretto il tiro» sull’IMU

/ REDAZIONE

Mercoledì, 24 aprile 2013

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La pressione fiscale al 44% è la più alta degli ultimi 50 anni e supera di tre punti la media degli altri Paesi dell’euro. Inoltre, combinata con “l’elevato livello di evasione fiscale, rende il carico sui contribuenti onesti ancora più ingente”, creando anche un “ostacolo alla crescita”. Il direttore centrale della Ricerca Economica della Banca d’Italia, Daniele Franco, disegna con nettezza l’impatto sociale dell’alto livello delle tasse.

Ma l’“allarme Fisco” ha risuonato più volte, ieri, nell’aula del Senato, dove i parlamentari delle due Commissioni speciali si sono sottoposte a un tour de force di audizioni sul DEF, il Documento di Economia e Finanza con le nuove stime.

Ne hanno parlato artigiani e commercianti di Rete Imprese Italia, che stimano un aggravio di 2.600 euro l’anno per famiglia. L’ha sottolineato Confindustria, denunciando “livelli intollerabili” e un peso del Fisco reale che tocca il 53%. Perché, come ha detto Bankitalia, la pressione fiscale è al 44%, ma c’è l’evasione, che fa sbilanciare il prelievo soprattutto sugli onesti. Il peso delle tasse è tale che comincia ad avere consistenza macroeconomica anche il fenomeno di chi non riesce a pagare.

Lo si legge tra le righe dell’intervento del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino. Le manovre – ha spiegato – sul fronte delle entrate non hanno gli effetti sperati. Nel 2012 sono mancati all’appello 30 miliardi rispetto alle prime stime, e non tutti si spiegano con la congiuntura, visto che alcuni parametri sono migliorati. Questi, ad esempio, non giustificano i circa 6 miliardi di imposte indirette venute meno. Certo, le ragioni possono essere molte, ma tra queste c’è anche la “difficoltà del contribuente a onorare il proprio debito nei confronti del Fisco”. Infatti, “con un alto livello di entrate e di spese pubbliche, oltre che con un’inflazione in risalita, la compressione del reddito disponibile delle famiglie e imprese non può non generare una caduta dei consumi e degli investimenti”.

Sul tappeto del confronto parlamentare, che affronta anche il nodo delle nuove manovre da attuare dopo il 2015, c’è l’IMU. Bankitalia chiede al Governo – che nel DEF aveva delineato un doppio scenario, con e senza l’imposta - di “dissipare incertezze” che peserebbero sui mercati. Ma l’avvertimento è già arrivato dall’UE, tanto che il Tesoro ha presentato una maxi-errata corrige al Documento, spiegata con i tempi stretti tra le elezioni e il varo.

Nella nuova versione, è scomparso lo scenario che si sarebbe aperto in Italia considerando l’IMU un’imposta temporanea. Tolta l’ipotesi, il testo considera solo l’impatto dell’imposta “strutturale” sui conti pubblici, dal quale emerge, comunque, che dal 2015, per centrare il pareggio di bilancio, servirà una “mini correzione” di 0,2 punti percentuali di PIL l’anno, in totale 0,6 punti al 2017.

I conti sono dunque sul filo. Quest’anno sono al 2,9% del deficit, anche se si raggiungerà il pareggio strutturale tenendo conto della scarsa crescita. Così – ha spiegato la Corte dei Conti – qualsiasi modifica, dalla CIG alla sterilizzazione dell’IVA, andrà coperta per evitare rischi.
A differenza dei numeri del DEF, Bankitalia ritiene che sarà necessario un intervento di almeno un punto. Il ministro Grilli, invece, minimizza: 0,2 punti l’anno – ha detto ieri in audizione – non richiedono interventi strutturali, ma solo “un percorso di manutenzione”, perché, se la strada è stretta e non senza pericoli, “dopo un anno di notevoli sacrifici, ora l’Italia è un Paese più solido”. (Redazione)

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