Le proposte dell’ODCEC di Milano sulle STP
La società tra professionisti, che consentono l’esercizio dell’attività professionale regolamentata in forma societaria, sono state al centro del convegno organizzato ieri dall’ODCEC di Milano, con l’obiettivo di analizzarne criticità, opportunità e nuovi scenari. All’incontro – come si legge nel comunicato stampa diffuso dall’Ordine – hanno partecipato esponenti di organizzazioni professionali nazionali e territoriali, professionisti, esperti e rappresentanti delle categorie degli avvocati e notai non coinvolte dalla normativa.
In apertura dei lavori Vittoria Alfieri, consigliere dell’Ordine, ha evidenziato la volontà di offrire proposte all’attuazione di una normativa che presenta più ombre che luci.
Secondo Giuseppe Pirola, partner Pirola Pennuto Zei & Associati, “il contesto normativo in cui si inserisce l’esercizio di attività professionali regolamentate nella forma collettiva va salutato con grande interesse: si tratta di un modello organizzativo che potrebbe essere utilmente utilizzato da quelle realtà che hanno finalità di internazionalizzazione e che intendono fornire servizi multidisciplinari”. Questo nonostante il permanere di alcune criticità, che Pirola ha riscontrato in particolare negli ambiti di deliberazioni assembleari, soci con finalità d’investimento, titolarità dei rapporti con la clientela, privilegio del credito, aspetti fiscali e di previdenza.
Giuseppe Bernoni, managing partner Bernoni Grant Thornton e autore del libro Professionisti&Studi: Associarsi per competere, ha sottolineato che “prevedere un socio di capitale è una novità assoluta del nostro ordinamento. Non deve essere demonizzata a priori; richiede tuttavia un’attenta gestione che «sterilizzi» i rischi di un’ingerenza eccessiva che potrebbe intaccare l’indipendenza dei singoli professionisti”. Inoltre, da non trascurare è “il tema della responsabilità civile dei soci: mentre nelle associazioni professionali questi rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali nei confronti dei terzi, nelle STP essa può essere limitata. Fermo restando l’obbligo di legge, per tutti i professionisti, di una polizza assicurativa per la responsabilità civile”. Nel suo intervento, Bernoni ha poi suggerito di riservare le STP alle grosse strutture, lasciando lo studio associato per quelle di medie dimensioni.
Giuseppe Grazia, vicepresidente CNPADC, è quindi intervenuto su una delle criticità maggiori: l’aspetto previdenziale: “Per il contributo soggettivo – in assenza di chiarimenti sull’assoggettabilità del reddito – è difficile dare certezze ai professionisti, non conoscendo come sarà trattato il profilo fiscale. Viceversa, per il contributo integrativo, anche qui in mancanza di disposizioni esplicite in materia, si può procedere in via analogica, ma con meno incertezze. Allo stato attuale della normativa, il contributo integrativo non deve essere applicato dal singolo socio, ma dalla STP, in quanto autonomo soggetto iscritto ad apposita sezione dell’Albo nei confronti del quale opera la previsione di legge”.
Nel corso della tavola rotonda, sono poi emerse altre opinioni, aspettative e proposte delle professioni presenti.
Roberta Dell’Apa, presidente di AIDC, enfatizzando i principi di etica e deontologia quali fattori imprescindibili per l’esercizio della professione, che potrebbero essere messi in discussione dall’ingresso del socio di capitale, ha manifestato una decisa preferenza per gli studi associati che non obbligano ad affrontare le incognite di una normativa affrettata: “La logica economica delle STP con soci di capitale non sempre coincide con la logica del professionista che svolge un’attività intellettuale. È necessario adeguare la normativa alle vere esigenze della professione, costruendo per essa un abito sartoriale e non un prodotto industriale”.
Positivo, secondo Alessandro Solidoro, presidente dell’ODCEC di Milano, il dibattito sull’aggregazione professionale nato con le STP introdotte dalle liberalizzazioni delle professioni. Il vero elemento di novità è l’apporto di capitale, e la conseguente distorsione del mercato che crea condizioni di squilibrio nella competizione tra professionista e STP: “Ad oggi l’Ordine di Milano ha ricevuto pochissime richieste di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo e questo è già un segnale eloquente delle criticità che affliggono la normativa”.
“Il momento indubbiamente richiede forme di aggregazione professionale – ha affermato Arrigo Roveda, presidente del Consiglio Notarile di Milano – tuttavia il legislatore, con l’introduzione del socio di capitale, è andato contro lo spirito delle liberalizzazioni, fornendo paradossalmente uno strumento che potrebbe perpetuare un privilegio che si voleva combattere: quello della familiarità della professione che può così direttamente trasmettersi di padre in figlio senza passare dal filtro di concorsi o esami di Stato”.
Controcorrente l’opinione di Fabrizio Colonna, membro del comitato esecutivo di ASLA, che vede, nell’impedimento per gli avvocati di partecipare a STP, un limite al finanziamento per lo sviluppo degli studi legali che potrebbe contrastare la “colonizzazione” da parte dei grandi studi internazionali: “Con la riforma forense – ha affermato – si è persa un’opportunità per combattere la perdita di competitività e l’occasione di dare uno sbocco professionale ai giovani”. (Redazione)
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