«Insieme per la professione»: la sentenza del Tribunale di Aosta va riformata
La sentenza con cui il Tribunale di Aosta ha respinto il riscorso di Giorgio Sganga, nei confronti del Consiglio nazionale uscente – in virtù del fatto che non vi sono “tracce certe” che possano indurre a considera veritiero il suo trasferimento dall’ODCEC di Paola (CS) a quello di Aosta – dovrebbe essere al più presto riformata e di conseguenza appellata non solo dal diretto interessato, ma anche, dove possibile, dagli Ordini.
È questo l’auspicio dei rappresentanti degli ODCEC presenti alla riunione della lista “Insieme per la professione”.
Affermare – si legge in un comunicato stampa – così come è stato fatto nella sentenza, che per poter trasferire il domicilio professionale occorra, tra l’altro, “prima procurarsi una struttura adeguata all’esercizio dell’attività” e “avere la certezza della clientela” significa impedire di fatto la circolazione di un professionista e il libero esercizio della sua attività.
Prestare acquiescenza a tale statuizione, secondo i rappresentanti degli Ordini presenti, determinerebbe un’evidente disparità di trattamento tra la libertà di stabilimento di un’impresa e quella di un professionista.
Infine – conclude il comunicato – le conclusioni del Tribunale di Aosta presuppongono condizioni non richieste dalla Direttiva n. 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 e dal DLgs. 9 novembre 2007 n. 206, che ha dato attuazione a detta Direttiva. (Redazione)
Vietate le riproduzioni ed estrazioni ai sensi dell’art. 70-quater della L. 633/1941