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FISCO

Web tax a rischio di censura comunitaria

Si tratta dell’obbligo, nei rapporti «B2B», di acquistare i servizi on line, compresa la pubblicità, da titolari di una partita IVA italiana

/ Marco PEIROLO

Mercoledì, 18 dicembre 2013

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Con un emendamento approvato in Commissione Bilancio alla Camera, nel disegno di legge di stabilità 2014 ha fatto ingresso la Web Tax, con la quale l’Italia intende contrastare i colossi mondiali del commercio elettronico, come Google, Apple e Amazon, che realizzano ingenti ricavi nel nostro Paese pagando le imposte altrove; nello specifico, dove il carico fiscale complessivo è di gran lunga inferiore rispetto a quello che grava sulle imprese domestiche.
Per ragioni di equità, allora, la nuova norma (art. 17-bis del DPR n. 633/1972), che si compone di due commi, equipara i soggetti esteri a quelli nazionali.

In buona sostanza, per i redditi realizzati in Italia, perché l’esercente un negozio “fisico” deve pagare più imposte di chi gestisce un negozio “virtuale” ...

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