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Verso lo stop alla «sanatoria» delle delibere sui tributi locali oltre il 30 luglio

/ REDAZIONE

Lunedì, 7 dicembre 2015

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Nell’ambito della legge di stabilità, alla Camera, dove il nodo degli istituti di credito da salvare, mettendo al riparo nello stesso tempo anche i piccoli risparmiatori, non sarà riaffrontato prima dell’audizione di sabato del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, si iniziano intanto a delineare anche le modifiche da apportare agli argomenti “propri” del Ddl., a partire dallo stop alla validità delle deliberazioni sulle aliquote IMU, TASI e per le addizionali comunali IRPEF adottate dai Comuni entro il 30 settembre 2015 (e quindi oltre il termine del 30 luglio attualmente in vigore) fino al “pacchetto Sud”, lasciato in sospeso al Senato, che non conterrà per certo il rafforzamento al 160% dei superammortamenti e si concentrerà sul credito d’imposta automatico e sugli sgravi per i neoassunti.

Se, sul fronte del decreto “salva banche”, i dettagli sono ancora al vaglio dei tecnici, la Commissione Bilancio sta per ora procedendo a un’ulteriore scrematura degli emendamenti, per entrare nel vivo delle votazioni da giovedì, quando dovrebbero arrivare anche gli emendamenti del Governo, molto attesi sul pacchetto sicurezza e su annunciate modifiche alle norme sui giochi.

Come anticipato, invece, non ci sarebbe niente da fare per i Comuni che hanno deliberato in ritardo. L’orientamento sarebbe infatti quello di far saltare, con emendamento del Governo, la sanatoria per le delibere sulle aliquote di IMU e TASI e sulle addizionali comunali IRPEF arrivate fuori tempo massimo, inserita in Senato. La sanatoria fa infatti salve le delibere arrivate dopo la fine di luglio e fino a fine settembre e rischia di tradursi per i cittadini in un “conguaglio” da pagare nel 2016, visto che l’entrata in vigore della manovra arriverebbe dopo la scadenza della seconda rata delle tasse sulla casa, ossia il 16 dicembre.

Sul fronte dei tributi locali, ancora, un emendamento approvato dalla Commissione prevede che, nella definizione della TARI, i Comuni possano, anche nel 2016 e 2017, continuare a utilizzare i coefficienti per la determinazione per la tariffa sui rifiuti superiori o inferiori del 50% rispetto a quelli del metodo “normalizzato”, posticipando quindi al 2018 l’utilizzo delle risultanze dei fabbisogni standard per le coperture dei costi di investimento e di gestione del servizio.

Qualche ritocco è in vista anche per le norme sul canone RAI, ferma restando la rateizzazione in bolletta. Il Governo, ha annunciato il Viceministro Morando, “è perfettamente cosciente delle osservazioni dell’Autorità per l’energia” ed è pronto a risolvere alcuni problemi, compreso quello dei costi di gestione.

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