X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Domenica, 16 dicembre 2018

Notizie in breve

Compenetrazione delle basi ACE in sede di fusione non derogabile

/ REDAZIONE

Venerdì, 7 dicembre 2018

Con le risposte ad interpello nn. 98 e 99 di ieri, l’Agenzia delle Entrate fornisce ulteriori chiarimenti in merito al calcolo dell’ACE.

Nella risposta ad interpello n. 98, viene evidenziato che in sede di fusione la base ACE è calcolata quale somma algebrica di tutte le variazioni positive e negative facenti capo alle società coinvolte nell’operazione.
Vengono richiamati alcuni documenti di prassi in materia di DIT (cfr. ris. n. 147/2002 e circ. n. 76/98), secondo cui in sede di fusione si verifica una compenetrazione delle basi ACE (positive e negative) dei soggetti che vi hanno preso parte, con la conseguenza che si dovrà assumere post fusione la somma algebrica delle variazioni prima facenti capo alle società coinvolte nell’operazione.

Ciò è un effetto naturale dell’operazione di fusione che, viceversa, non si sarebbe verificato in assenza della stessa, dal momento che la vigente disciplina normativa in materia di ACE consente a livello sistematico di mantenere separate le basi ACE negative di un soggetto e quelle positive di un altro soggetto, pur se appartenenti al medesimo gruppo di imprese.

Pertanto, la circostanza che nel caso di specie l’istante abbia deciso di ricorrere alla fusione e che ciò sia suscettibile di arrecargli una penalizzazione ai fini ACE, rispetto all’ipotesi in cui non vi avesse fatto ricorso, non è eliminabile in sede di interpretazione mediante una sostanziale disapplicazione della regola generale della compenetrazione delle basi ACE positive e negative in sede di fusione.

La risposta ad interpello n. 99 analizza, invece, un complesso caso ai fini della disapplicazione dell’art. 10 comma 3 lett. a) del DM 3 agosto 2017, norma con il quale il legislatore ha inteso impedire che uno stesso flusso finanziario, attraverso operazioni concatenate, accresca il capitale proprio di più entità giuridiche incluse nello stesso gruppo di imprese.

Nel caso di specie, al fine di escludere gli effetti contrastati dalla disciplina antielusiva, viene valutato se i flussi finanziari legati alla cessione delle partecipazioni siano stati impiegati in operazioni che hanno avuto l’effetto di creare base ACE per ulteriori soggetti del medesimo gruppo di imprese.

TORNA SU