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Martedì, 25 giugno 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

I crediti della società estinta che vi abbia tacitamente rinunciato non si trasferiscono ai soci

/ REDAZIONE

Giovedì, 23 maggio 2019

La Cassazione, con l’ordinanza n. 13921, depositata ieri, si pronuncia sulla legittimazione degli ex soci di una srl a far valere una pretesa risarcitoria originariamente azionata dalla società, dichiarata fallita e cancellata dal Registro delle imprese a seguito di decreto di chiusura del fallimento di cui all’art. 119 del RD 267/1942 per insufficienza dell’attivo.

Al riguardo si ricorda che, ai sensi dell’art. 118 comma 1 n. 4 del RD 267/1942, la procedura di fallimento si chiude quando nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, né i crediti prededucibili e le spese di procedura.
In relazione a detta fattispecie, l’art. 118 comma 2 del RD 267/1942 prevede che, ove si tratti di fallimento di società, il curatore ne chieda la cancellazione dal Registro delle imprese.

Anche in tale ipotesi – al pari di quanto avviene in caso di cancellazione volontaria della società – si determina l’estinzione dell’ente e un fenomeno di tipo successorio, in forza del quale i rapporti obbligatori e i relativi crediti non realizzati facenti capo alla società si trasferiscono ai soci in regime di contitolarità o comunione indivisa.

Tuttavia, ove i soci, gli amministratori o i liquidatori non abbiano portato il credito litigioso pendente a conoscenza del curatore, il quale non lo abbia perciò incluso tra le voci dell’attivo da realizzare, si deve legittimamente ritenere che esso, ab origine, sia stato tacitamente rinunciato dalla società e, quindi, non possa formare oggetto di recupero giudiziale in forza della legittimazione successoria dei soci a seguito dell’estinzione della società fallita.

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