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Lunedì, 30 marzo 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Ammortizzatore sociale unico per eliminare le disparità

Tra le proposte dei consulenti del lavoro anche quella di una sospensione generalizzata dei contributi previdenziali e assistenziali

/ Daniele SILVESTRO

Giovedì, 26 marzo 2020

Ammortizzatore sociale unico (ASU), pagamento diretto delle prestazioni da parte dell’INPS, eliminazione del vincolo d’iscrizione a enti o fondi, semplificazione amministrativa per fruire della CIG, sospensione generalizzata dei versamenti dei contributi. Sono queste alcune delle principali proposte di modifica al DL 18/2020 presentate dai consulenti del lavoro in Commissione Bilancio del Senato.

Proposte che mirano da un lato a garantire alle aziende e ai lavoratori un sostegno certo e immediato e dall’altro a semplificare gli adempimenti anche degli stessi professionisti, eliminando così quelle macchinose procedure amministrative che subordinano l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Tra le proposte di maggior rilievo emerge l’istituzione di un ammortizzatore sociale unico, che garantirebbe un sostegno al reddito dei lavoratori, indipendentemente dall’inquadramento contributivo e dall’organico aziendale. Il trattamento, della durata massima di nove settimane, potrebbe essere richiesto dai datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, per i periodi decorrenti dal 12 marzo 2020 ed entro il 31 agosto 2020, in favore dei propri dipendenti già occupati alla data del 23 febbraio.

Al trattamento in questione potrebbero accedere i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, compresi gli apprendisti di secondo livello, ma con l’esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio. Si applicherebbero inoltre le disposizioni in materia di misura della prestazione (art. 3 del DLgs. 148/2015) e contribuzione figurativa (art. 6 del DLgs. 148/2015).

Il trattamento riguarderebbe anche i datori di lavoro che, alla data del 12 marzo 2020, hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario o di assegno di solidarietà, purché per un periodo consecutivo di nove settimane. L’accesso determinerebbe per i datori di lavoro l’obbligo di comunicazione in modalità telematica, al competente ufficio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della sospensione del trattamento di integrazione salariale straordinario o di assegno di solidarietà.

Il pagamento del trattamento di integrazione salariale previsto con l’ammortizzatore sociale unico potrebbe essere effettuato direttamente dall’INPS, dietro però richiesta del datore di lavoro.
L’ammortizzatore sociale unico, proposto dai consulenti del lavoro, consentirebbe di eliminare le criticità procedurali e le gravi disparità che sono emerse in sede di prima applicazione del DL 18/2020; tuttavia, tale strumento innovativo appare comunque di difficile realizzazione.

Pertanto, con il documento in commento, vengono presentate anche ulteriori proposte di modifica al decreto “Cura Italia”, tra cui quella attinente alla sospensione generalizzata degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

Attualmente, il DL 18/2020 prevede la sospensione per i lavoratori domestici dei contributi in scadenza dal 23 febbraio al 31 maggio 2020 (art. 37). Mentre l’art. 61 del decreto “Cura Italia” stabilisce una sospensione, fino al 30 aprile, solamente per specifiche categorie di soggetti (elencati tassativamente nel comma 2), considerati maggiormente colpiti dalle misure restrittive imposte dal governo per fronteggiare la crisi epidemiologica in corso. Tale sospensione opera fino al 31 maggio per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche.

Infine, l’art. 62 del DL 18/2020 stabilisce una sospensione dei versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.
Sul punto, secondo i consulenti del lavoro, è necessario prevedere una sospensione generalizzata del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali, dei premi per l’assicurazione obbligatoria e dei correlati adempimenti e procedimenti amministrativi in corso alla data del 23 febbraio e che scadono fino al mese di giugno 2020, dovuti sia in autoliquidazione che oggetto di dilazione, diffida, note di rettifica. Inoltre, la sospensione deve riguardare anche i versamenti a conguaglio dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai lavoratori autonomi oggetto di rateazione a seguito del controllo della dichiarazione fiscale (ex art. 36-bis del DPR 600/1973).

I versamenti oggetto di sospensione dovranno poi essere effettuati entro il mese di settembre 2020, in un’unica soluzione o in sei rate mensili con il pagamento degli interessi legali.

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