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Sabato, 4 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Stretta «decadenziale» per la richiesta di CIG COVID-19

Accanto a misure estensive, il decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale introduce termini perentori per la presentazione delle domande

/ Luca MAMONE

Mercoledì, 17 giugno 2020

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri il DL 16 giugno 2020 n. 52 recante “Ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale, nonché proroga di termini in materia di reddito di emergenza e di emersione di rapporti di lavoro”. Il testo entra in vigore oggi e introduce significative modifiche alla disciplina dei trattamenti di integrazione salariale concessi con causale COVID-19 (si veda “Il Governo «anticipa» le ultime quattro settimane di CIG” del 16 giugno 2020).

La misura di maggior rilievo è indubbiamente rappresentata dalla possibilità per le aziende che hanno già esaurito le 14 settimane di Cassa integrazione ordinaria o in deroga concesse con la predetta causale emergenziale disciplinata agli artt. da 19 a 22-quinquies del DL 18/2020 (decreto “Cura Italia”), di poter già accedere in anticipo alle ulteriori 4 settimane introdotte dal DL 34/2020 (DL “Rilancio”).

Si ricorda, infatti, che il decreto “Rilancio” riconosce, per datori di lavoro che nel corso del 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza COVID-19, non solo la concessione delle 9 settimane di integrazione salariale già previste dal DL 18/2020, bensì ulteriori 9 settimane, fruibili dopo aver interamente utilizzato le prime.
Di queste nuove 9 settimane, 5 possono essere utilizzate entro il 31 agosto 2020, mentre le residue 4 settimane possono coprire sospensioni o riduzioni di orario verificatesi tra il 1° settembre 2020 e il 31 ottobre 2020.

Ora, secondo quanto indicato nel testo del DL 52/2020, esclusivamente per i datori di lavoro che hanno interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di 14 settimane è possibile usufruire delle predette 4 settimane anche per periodi decorrenti antecedentemente al 1° settembre 2020.

Tuttavia, a fronte di questo intervento estensivo, il provvedimento in esame opera delle restrizioni in merito alla presentazione della domanda di accesso ai predetti trattamenti di integrazione salariale, attribuendo valenza decadenziale ai termini previsti dal decreto “Cura Italia”.
In particolare, con riferimento ai trattamenti di CIGO di cui all’art. 19 del DL 18/2020, si prevede, in generale, che la domanda debba essere presentata, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

In sede di prima applicazione, i termini sono spostati al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto in esame, fissata per oggi 17 giugno 2020.
Viene quindi meno la previsione di cui al comma 2-bis dell’art. 19, secondo cui, in caso di presentazione della domanda oltre il previsto termine, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non poteva aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

Slitta invece dal 30 maggio al 15 luglio 2020 il termine di presentazione delle domande di integrazione salariale riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020. Anche in questo caso, il nuovo termine di luglio, a differenza della previgente disposizione, assume carattere decadenziale. Tuttavia, il nuovo decreto stabilisce anche che indipendentemente dal periodo di riferimento, nel caso di datori di lavoro che abbiano erroneamente presentato domanda per trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori od omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, resta possibile la presentazione della domanda nelle modalità corrette entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore nella precedente istanza da parte dell’amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, anche nelle more della revoca dell’eventuale provvedimento di concessione emanato dall’amministrazione competente.

Infine, il provvedimento in esame stabilisce che in caso di pagamento diretto della prestazione di CIGO e CIG in deroga di cui al DL 18/2020 da parte dell’INPS, il datore di lavoro è obbligato ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione. In sede di prima applicazione, i predetti termini sono spostati al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del DL 52/2020 se tale ultima data è posteriore a quella sopra citata. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.

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