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Sabato, 4 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Per la CIG COVID-19 anticipo INPS con incertezze

L’eventuale recupero dell’indebito risulta difficilmente prevedibile nel suo ammontare, con riflessi di natura fiscale non chiari

/ Paolo BONINI

Mercoledì, 1 luglio 2020

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Le domande di cassa integrazione con causale COVID-19, relative a periodi precedenti il 18 giugno 2020, con opzione di pagamento diretto nonché di anticipo del 40% da parte dell’INPS, dovranno essere presentate entro il prossimo 3 luglio.

È questa la scadenza indicata nel messaggio INPS n. 2489/2020 e confermata dalla circolare n. 78/2020, emanata lo scorso 27 giugno. Tale scadenza, non rinvenibile nel testo normativo, può essere tuttavia “ricavata” dalla previsione del termine di 15 giorni dall’inizio delle sospensioni/riduzioni di orario, per l’invio delle domande, contenuta nell’art. 22-quater del DL 18/2020, come modificato dal DL 34/2020, calcolato a partire dal 18 giugno 2020, data in cui l’Istituto ha rilasciato le relative procedure telematiche.
Pertanto, le aziende che intendono richiedere la anticipazione all’INPS del 40% del trattamento previsto, presenteranno la domanda attraverso i consueti canali lasciando inalterata l’opzione “SI” presente all’interno della procedura.

La previsione normativa stabilisce che l’anticipo è disposto dall’INPS contestualmente al completamento della procedura istruttoria relativa alla stessa domanda di accesso all’ammortizzatore. Tuttavia, l’Istituto comunica che, allo scopo di rispettare il termine per il pagamento dell’anticipo della prestazione ai lavoratori, fissato nei 15 giorni successivi alla data di presentazione della domanda, in una prima fase gli anticipi saranno disposti anche prima del completamento del procedimento autorizzatorio relativo alla domanda.

Le aziende sono dunque invitate a prestare particolare attenzione nella compilazione delle domande, allo scopo di minimizzare il rischio che eventuali errori ne determinino il rigetto o l’annullamento, con la conseguenza di innescare il recupero degli anticipi non dovuti, a carico dei datori di lavoro (art. 22-quater comma 4 del DL 18/2020).

Ottenuta l’autorizzazione, i datori di lavoro dovranno inviare i modelli SR41 (non per singolo mese, ma unici per tutto il periodo richiesto) con le modalità ordinarie, rispettando i nuovi termini decadenziali stabiliti dall’art. 1 comma 3 del DL 52/2020, ossia entro la fine del mese successivo al periodo autorizzato, oppure entro 30 giorni dalla data di ricevimento dell’autorizzazione, se successiva.

Su tali basi, l’Istituto provvederà al pagamento del saldo ai lavoratori. È previsto il recupero, nei confronti dei datori di lavoro, degli anticipi erogati da parte dell’INPS ai lavoratori nei seguenti casi: quando l’anticipo è di ammontare superiore rispetto al dovuto complessivo; quando l’anticipo è stato disposto nei confronti di lavoratori non presenti tra i beneficiari all’interno del modello SR41; quando il modello SR41 non è inviato entro i termini previsti (in questo caso, la prestazione e gli oneri connessi restano a carico del datore di lavoro).

Inoltre, nella c.d. fase di prima applicazione”, ossia fino a quando l’INPS disporrà gli anticipi indipendentemente dalle autorizzazioni delle domande di integrazione salariale, il recupero potrà avvenire anche in caso di: rigetto delle domande stesse; annullamento d’ufficio e/o chiusura amministrativa delle domande.

Sempre in fase di prima applicazione, l’INPS effettuerà controlli automatizzati sulle comunicazioni obbligatorie di assunzione/variazione, nonché sulle denunce mensili UniEmens. In proposito, la circolare n. 78/2020 si limita a informare che errori o imprecisioni in tali adempimenti possono pregiudicare il buon esito della procedura di anticipo. L’erogazione dell’anticipo sarà pregiudicata anche in presenza di uno stesso beneficiario in un’altra domanda per il medesimo periodo e per la medesima azienda.

L’anticipo sarà calcolato dall’INPS in base al massimale più alto previsto (1.199,72 euro, elevati a 1.727,41 euro per il fondo addetti al Credito), al lordo sia della trattenuta contributiva del 5,84%, sia delle imposte, rapportato non alle ore retribuibili del mese, bensì al valore convenzionale 173. Il risultato sarà poi moltiplicato per 0,40 (ossia il 40%), nonché per il numero di ore richieste. Al momento dell’erogazione del saldo, l’INPS calcolerà la trattenuta del 5,84%, nonché le ritenute fiscali.

Occorre prestare molta attenzione al numero di ore richieste

Appare dunque chiaro, in questo modo, che l’eventuale recupero dell’indebito, oltre a essere difficilmente prevedibile nel suo ammontare, conterrà una componente fiscale, il cui onere, in attesa dei chiarimenti annunciati dallo stesso INPS, sembra (indebitamente) “spostato” sul datore di lavoro.

Occorrerà quindi prestare molta attenzione al numero di ore richieste, cercando di programmare un utilizzo dell’ammortizzatore quanto più possibile aderente alla realtà (futura). Allo stato attuale, comunque, non sembra pregiudicata la possibilità, per quanto sgradevole, che il datore di lavoro proceda a sua volta al recupero nei confronti del lavoratore stesso, vero “debitore” della prestazione percepita ma non spettante.

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