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Venerdì, 14 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Domande di pagamento diretto delle integrazioni salariali con diverse scadenze

L’Istituto fornisce chiarimenti per i datori di lavoro che accedono ai trattamenti di CIG con causale COVID-19

/ Luca MAMONE

Sabato, 1 agosto 2020

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Con il messaggio n. 3007/2020 pubblicato ieri, l’INPS ha fornito chiarimenti in merito ai termini previsti per le richieste di pagamento diretto presentate dai datori di lavoro che accedono ai trattamenti di integrazione salariale ordinari e in deroga con causale COVID-19.

Va innanzitutto ricordato che tra i vari profili di intervento, il DL 34/2020 (c.d. decreto “Rilancio”), attraverso l’inserimento degli artt. 22-quater e 22-quinquies nel DL 18/2020, ha introdotto, relativamente ai trattamenti di integrazione salariale in commento, termini decadenziali sia per la trasmissione delle domande che per le richieste di pagamento diretto dei trattamenti da parte dell’INPS. Tali profili decadenziali sono stati poi confermati dal DL 52/2020, successivamente abrogato dalla legge di conversione del decreto “Rilancio” che ha mantenuto gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto e ha apportato ulteriori modifiche all’impianto originario del DL 34/2020.

Ciò premesso, l’INPS ricorda che l’art. 71 del DL 34/2020 convertito ha modificato l’art. 22-quater del DL 18/2020, prevedendo, al comma 4, che, nel caso di domanda di pagamento diretto della CIG in deroga con richiesta di anticipo del 40%, il datore di lavoro è tenuto a trasmettere la domanda di concessione del trattamento entro il quindicesimo giorno dall’inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, unitamente ai dati essenziali per il calcolo e l’erogazione dell’anticipazione, secondo le modalità indicate dall’Istituto con la circ. n. 78/2020.
Per le domande riferite ai periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio tra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020, il termine di invio delle istanze è stato fissato, a pena di decadenza, al 15 luglio 2020.

Il datore di lavoro deve quindi comunicare all’INPS tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, utilizzando il modello “SR 41” semplificato, entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale ovvero, se posteriore, entro il termine di trenta giorni dall’adozione del provvedimento di concessione.

Va detto che la citata norma, in sede di prima applicazione delle nuove disposizioni, ha fissato il citato termine al 17 luglio 2020, ossia il trentesimo giorno susseguente a quello di entrata in vigore del DL 52/2020, se tale ultimo termine è successivo rispetto a quello ordinariamente previsto.

In pratica, l’INPS chiarisce che l’invio del modello “SR 41” semplificato deve essere effettuato, a pena di decadenza: entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, qualora tale termine sia successivo al 17 luglio 2020 e il provvedimento di concessione sia adottato entro la fine del periodo di integrazione salariale. Pertanto, in caso di periodo di integrazione salariale che interessa più mensilità, il termine entro cui inviare i modelli “SR41” è fissato: entro la fine del mese successivo a quello in cui si conclude l’intero periodo autorizzato; entro 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione, qualora quest’ultimo sia posteriore alla fine del periodo di integrazione salariale; entro il 17 luglio 2020, qualora la data individuata nelle due ipotesi precedenti fosse antecedente a quella del 17 luglio medesimo (30 giorni dall’entrata in vigore del DL 52/2020).

Termini validi anche per i trattamenti ordinari

Tale mappatura dei termini non riguarda solo la CIG in deroga, bensì anche la CIGO e l’assegno ordinario con causale COVID-19 in quanto il successivo art. 22-quinquies del DL 18/2020 ne dispone l’applicabilità, in caso di pagamento diretto, anche ai predetti trattamenti ordinari di cui agli artt. da 19 a 21 del medesimo decreto “Cura Italia”, limitatamente alle domande presentate a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del citato DL 34/2020, ovvero dal 18 giugno 2020.
Sul punto viene poi ricordato che l’ultimo periodo del comma 4 dell’art. 22-quater del DL 18/2020 dispone altresì che, in caso di mancato rispetto dei predetti termini, il pagamento della prestazione e gli oneri a essa connessi rimarranno a carico del datore di lavoro.

Infine, l’INPS precisa che tutte le domande di trattamenti di CIGO, assegno ordinario e CIG in deroga con pagamento diretto a carico dell’Istituto, contenenti o meno la richiesta di anticipo del 40%, rispetto alle quali la trasmissione del modello “SR41” semplificato è intervenuta in violazione dei termini stabiliti dalla disciplina di riferimento, non potranno essere accolte. Ne deriva che, in applicazione di quanto previsto dall’art. 22-quater del DL 18/2020, il trattamento non è più erogabile dall’INPS.

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