X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Venerdì, 14 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Mercatino dell’usato senza corrispettivi telematici se opera in nome e per conto di privati

La rivendita dei beni può essere certificata mediante una quietanza in quanto non rilevante ai fini IVA

/ Corinna COSENTINO

Sabato, 1 agosto 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

I mercatini dell’usato che rivendono i beni per conto di privati non sempre sono tenuti alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.
È quanto emerge dalla risposta a interpello n. 232 di ieri, con la quale l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata in merito agli obblighi di certificazione delle operazioni da parte di un soggetto passivo IVA che gestisce un mercatino dell’usato avvalendosi del regime forfetario di cui alla L. 190/2014. Con la stessa risposta, l’Agenzia ha fornito chiarimenti circa la determinazione della base imponibile per l’applicazione dell’imposta sostitutiva da parte di tale soggetto.

Nel caso specifico, il mercatino rivendeva beni usati di proprietà di privati, trattenendo una percentuale del corrispettivo incassato. Secondo l’Amministrazione finanziaria, tale attività poteva ricondursi a quella di agenzia di affari e le relative operazioni dovevano essere inquadrate nell’ambito di un rapporto di mandato con rappresentanza di cui all’art. 1704 c.c., considerando che la spendita del nome del rappresentato può essere desunta anche da un comportamento del rappresentante (Cass. n. 12369/2018) e che è noto ai clienti dei mercatini dell’usato che questi ultimi commerciano beni di terzi.

Poiché nel mandato con rappresentanza il negozio giuridico, anche ai fini IVA, intercorre tra il soggetto mandante e il terzo, mentre il mandatario assume un ruolo “trasparente”, la cessione dei beni usati da parte del mercatino deve considerarsi irrilevante ai fini IVA, in quanto effettuata da parte di privati (ossia al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione), con la conseguenza che l’operazione può essere documentata mediante una semplice quietanza. Non occorre, pertanto, che sia rilasciato uno scontrino fiscale mediante il registratore di cassa.

Per quanto concerne il rapporto tra mandante e mandatario, invece, occorre operare una distinzione tra:
- le somme che vengono incassate dal mandatario e successivamente riversate al mandante;
- la parte del corrispettivo che costituisce il compenso del mandatario (nella fattispecie, il 50% del prezzo di vendita).

Le prime, costituendo una mera movimentazione di denaro, non sono rilevanti ai fini IVA e anche in questo caso possono essere documentate mediante quietanza. Le seconde, invece, costituendo il corrispettivo della prestazione (autonoma) resa dal mandatario, sono rilevanti ai fini dell’imposta e, perciò, devono essere documentate mediante fattura, anche se nel caso specifico, operando il prestatore in regime forfetario, l’imposta non è applicata in rivalsa. Resta fermo che la fattura potrà essere emessa in formato analogico, non sussistendo l’obbligo di fatturazione elettronica (art. 1 comma 3 del DLgs. 127/2015).
In sostanza, laddove il mercatino dell’usato operi in veste di mandatario con rappresentanza, vendendo i beni di proprietà di privati, non è tenuto a memorizzare e a trasmettere in via telematica i corrispettivi delle cessioni effettuate verso i clienti finali.

Obbligo di invio dei dati se il mercatino rivende beni propri

Diverso è il caso, invece, in cui lo stesso mercatino acquisisca la proprietà dei beni per poi rivenderli a terzi.
Nella fattispecie oggetto della risposta n. 232/2020, ad esempio, il contratto sottoscritto tra il mercatino e i proprietari dei beni usati prevede che, qualora i beni non siano venduti entro 60 giorni dal loro affidamento e non siano ritirati dal proprietario entro i dieci giorni successivi, sono acquisiti dal mercatino a titolo gratuito.

In tale ipotesi, precisa l’Agenzia, si applicano gli ordinari obblighi di certificazione, per cui il mercatino è tenuto a memorizzare e a trasmettere in via telematica i dati dei corrispettivi, rilasciando al cliente un documento commerciale ai sensi dell’art. 2 del DLgs. 127/2015, salvo che sia emessa fattura su richiesta del cliente o su base volontaria. Si ricorda, infatti, che anche i soggetti passivi che si avvalgono del regime forfetario sono soggetti all’obbligo di memorizzazione e invio dei corrispettivi (circ. n. 3/2020).

Per quanto riguarda l’applicazione dell’imposta sostitutiva, infine, l’Agenzia chiarisce che i ricavi sui quali applicare il coefficiente predefinito dal legislatore, ai sensi dell’art. 1 comma 64 della L. 190/2014, sono costituiti dalle sole provvigioni concordate con i proprietari e, nel caso dei beni previamente acquisiti a titolo gratuito in proprietà, dall’intero corrispettivo incassato per la cessione.
Resta fermo che, ai fini dell’applicazione del regime forfetario, deve essere verificata nel caso specifico la sussistenza dei requisiti richiesti, nonché l’assenza di ulteriori cause ostative, valutazione che non viene fornita nell’ambito della risposta a interpello.

TORNA SU