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Sabato, 26 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Semplificata l’adeguata verifica della clientela a distanza

Le modifiche apportate dal DL 76/2020 convertito non riguardano l’adeguata verifica effettuata in presenza del cliente

/ Stefano DE ROSA e Annalisa DE VIVO

Mercoledì, 16 settembre 2020

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Con l’approdo nella Gazzetta Ufficiale n. 228 dello scorso 14 settembre della L. 120/2020, che ha convertito il DL 76/2020, sono divenute definitive alcune modifiche alla normativa antiriciclaggio.

Tali modifiche, peraltro tutt’altro che scevre da difetti di coordinamento, sono contenute nell’ambito di una serie di misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale e, in particolare, nell’art. 27 del decreto “Semplificazioni”, che contiene disposizioni per la semplificazione e la diffusione della firma elettronica avanzata e dell’identità digitale per l’accesso ai servizi bancari.

La corretta individuazione dell’allocazione delle modifiche di seguito descritte è dirimente ai fini della delimitazione del loro perimetro applicativo.
In dettaglio, all’art. 1 comma 2 lett. n) del DLgs. 231/2007 vengono soppresse le parole “gli estremi del documento di identificazione”, di modo che questi ultimi non rientrano più nella nozione di “dati identificativi” individuata dal legislatore ai fini antiriciclaggio.

All’art. 18 comma 1, che disciplina il contenuto degli obblighi di adeguata verifica della clientela, alla lettera a) viene eliminato il riferimento al documento d’identità e ai documenti ad esso equipollenti, di talché, in base alla nuova formulazione della norma, l’identificazione del cliente (e dell’esecutore) e la verifica della sua identità avvengono esclusivamente sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente.

All’art. 19 comma 1 lett. a), dedicato alle modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica, al n. 2) riguardante i clienti in possesso di un’identità digitale, il livello massimo di sicurezza precedentemente richiesto è sostituito da un “livello di garanzia almeno significativo”, sempre all’interno del sistema di cui all’art. 64 del DLgs. 82/2005 (CAD). Per effetto di analoga sostituzione, viene meno il riferimento al livello massimo di sicurezza richiesto a un’identità digitale o a un certificato per la generazione della firma digitale rilasciati nell’ambito di un regime di identificazione elettronica compreso nell’elenco pubblicato dalla Commissione europea ai sensi dell’art. 9 del Reg. Ue n. 910/2014.

Sempre all’art. 19 lett. a), viene inserito un nuovo n. 4-bis), di precipuo interesse per gli operatori del settore finanziario e creditizio, avente ad oggetto le modalità di adeguata verifica dei clienti che, previa identificazione elettronica, dispongono un bonifico verso un conto di pagamento intestato al soggetto tenuto all’obbligo di identificazione.

Infine, alla lett. b) dell’art. 19, nel quale è disposto che la verifica dell’identità del cliente, del titolare effettivo e dell’esecutore richiede il riscontro della veridicità dei dati identificativi contenuti nei documenti e delle informazioni acquisiti all’atto dell’identificazione, laddove, in relazione ad essi, sussistano dubbi, incertezze o incongruenze, prima della parola “laddove” è inserito l’avverbio “solo”. Ne consegue che la verifica dell’identità dei suddetti soggetti si rende necessaria esclusivamente nel caso in cui il soggetto obbligato nutra dubbi o riscontri incongruenze in merito ai dati acquisiti.

In merito all’effettiva portata semplificatrice delle norme appena descritte, gioverà evidenziare che le stesse, anche al fine di agevolare l’iter di digitalizzazione dei servizi, mirano a snellire la procedura per il rilascio della firma elettronica avanzata, nonché quella di identificazione della clientela per l’accesso ai servizi bancari, nel rispetto delle disposizioni e degli standard di sicurezza imposti dal diritto europeo. In tal senso, le modifiche al DLgs. 231/2007 sembrano dirette a semplificare l’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela esclusivamente nel caso di rapporti a distanza.

A supporto di tale interpretazione, che merita peraltro ulteriori approfondimenti, depone la circostanza che l’obbligo di riscontrare il documento di identificazione è stato soppresso solo laddove la norma ha una portata generale, essendo indirizzata sia ai clienti fisicamente presenti che a quelli con identità digitale (art. 1 comma 2 lett. n) e art. 18 comma 1 lett. a), mentre nessuna modifica è stata apportata all’art. 19 comma 1 lett. a) che in caso di adeguata verifica in presenza del cliente impone l’obbligo di acquisirne il documento di identità.

Nessuna semplificazione, dunque, per l’adeguata verifica effettuata in presenza del cliente, che come per il passato dovrà avvenire attraverso l’acquisizione dei dati identificativi forniti dal cliente “previa esibizione di un documento d’identità in corso di validità o altro documento di riconoscimento equipollente ai sensi della normativa vigente”, del quale il professionista dovrà continuare ad acquisire copia in formato cartaceo o elettronico.

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