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Martedì, 24 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Accertamenti esecutivi dentro la proroga dei pagamenti a fine anno

Anche l’INPS si è espresso in senso favorevole, mancano solo le Entrate

/ Alfio CISSELLO

Sabato, 31 ottobre 2020

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L’art. 68 del DL 18/2020, così come riformato, da ultimo, dal DL 129/2020, prevede, per le cartelle di pagamento, gli accertamenti esecutivi e gli avvisi di addebito INPS, una proroga laddove il termine di pagamento delle somme intimate scada tra l’8 marzo 2020 e il 31 dicembre 2020.
Il pagamento, per l’intero e ferma restando la possibilità di chiedere la dilazione, deve avvenire entro il 31 gennaio 2021.

Non dovrebbero davvero esserci dubbi sul fatto che la proroga riguardi gli accertamenti esecutivi, considerato l’espresso riferimento, ad opera della norma, all’art. 29 del DL 78/2010.
Sin dall’inizio dell’emergenza epidemiologica, l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto, in modo davvero sorprendente, che la proroga, per gli accertamenti esecutivi, non si applica.

Si veda, tra le tante, la circolare 20 marzo 2020 n. 5, in cui si motiva ciò sostenendo che ragionando diversamente si verificherebbe una discrasia temporale tra il termine per il ricorso (di sessanta giorni dalla data di notifica dell’atto) entro cui di norma vanno pagate le somme (per la totalità o per un terzo, a seconda del fatto che si presenti o meno il ricorso) e il termine per il pagamento, che come detto slitterebbe, in base all’ultima modifica, a fine gennaio 2021.

Questa tesi, a nostro avviso destituita di fondamento (se il legislatore introduce una proroga, e questa mal si concilia con i termini per il ricorso, si può affermare che la legge avrebbe potuto essere scritta meglio, ma non, di certo, che non la si deve applicare), non può essere comunque più sostenuta: all’inizio dell’emergenza, c’era stata anche una proroga dei termini per il ricorso (dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020), ma poi non è stata riproposta, a differenza della proroga dei termini di versamento, che è stata oggetto di successivi interventi.

Appare evidente che in questo modo si verifica una discrasia tra termine di pagamento e termine per il ricorso. Pensiamo ad un accertamento esecutivo notificato a settembre 2020: il termine per il ricorso scadrebbe i sessanta giorni successivi, mentre quello per il pagamento a fine gennaio 2021.

Per le cartelle di pagamento, Agenzia delle Entrate-Riscossione ha in parte mitigato il problema sostenendo, in apposite FAQ, che nel periodo di sospensione non verranno notificate cartelle, ma questo modus operandi può comportare problemi sul versante dei termini decadenziali, ad ogni modo prorogati dal DL 34/2020 e dal DL 129/2020.

Non c’è davvero più ragione per sostenere la tesi contraria

Si rileva sul punto che la proroga, per gli avvisi di addebito INPS (disciplinati dall’art. 30 del DL 78/2010, i quali possono tranquillamente essere definiti “i fratelli” dell’accertamento esecutivo sul versante contributivo), è stata senza particolari problemi riconosciuta dall’INPS con la circolare 9 aprile 2020 n. 52, al § 7.

Si rammenta che sostenere, come sempre fatto dalle Entrate, che la proroga dell’art. 68 del DL 18/2020 deve intendersi riferita al momento in cui il carico viene affidato all’esattore (momento in cui il contribuente è per forza di cose in mora) quindi alle sole rate da dilazione, altro non è che un escamotage, tra l’altro poco raffinato, per dire che la proroga non opera.

Si confida in un mutamento di prassi, quantomai opportuno visto il protrarsi dell’emergenza e considerato che pacificamente la proroga opera per le cartelle di pagamento, il cui sistema di riscossione, dal 2010, per le attività accertative è stato sostituito dagli accertamenti esecutivi.

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