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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Indennità sostitutiva per il padre dimissionario che fruisce del congedo

Se invece non fruisce di tale congedo, avrà unicamente diritto all’esonero dal preavviso

/ Mario PAGANO

Martedì, 27 ottobre 2020

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Il padre lavoratore che non ha fruito del congedo di paternità e si dimette durante il periodo in cui è vietato il licenziamento ha diritto unicamente all’esonero dal preavviso, ma non alla relativa indennità sostitutiva. Questo è quanto emerge dalla nota n. 896 pubblicata ieri, con la quale l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) ritorna a occuparsi delle dimissioni che vengono rassegnate dal lavoratore padre e delle relative conseguenze.
Se con la nota n. 749/2020 l’Ispettorato aveva approfondito la necessità di attuare la procedura di convalida delle dimissioni del lavoratore padre con figlio di età inferiore ai 3 anni, legandole alla condizione che il datore di lavoro fosse stato messo a conoscenza di questo particolare status genitoriale del proprio dipendente, con la nota in commento vengono analizzati i diritti spettanti al lavoratore medesimo in conseguenza delle dimissioni.

Il tutto nasce dal comma 1 dell’art. 55 del DLgs. 151/2001, secondo il quale, in caso di dimissioni volontarie, presentate durante il periodo per cui è previsto, a norma dell’art. 54 del medesimo decreto, il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto alle indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento. La lavoratrice e il lavoratore che si dimettono nel predetto periodo non sono tenuti al preavviso.
Tale ultimo periodo, afferente il preavviso, era in origine previsto al comma 5 dell’art. 55. Tuttavia, l’art. 12 del DLgs. 80/2015, con il comma 1 lett. a) e b), ha modificato la struttura dell’art. 55, abrogando il comma 5 e reinserendolo in coda al comma 1.

Tale modifica non è stata di poco conto, perché il successivo comma 2 dello stesso art. 55, non modificato dal DLgs. 80/2015, stabilisce, ancora oggi, che la disposizione di cui al comma 1 si applica al padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternità.

A questo punto, atteso che il tenore del comma 2 si riferiva all’originaria versione del comma 1, c’è da chiedersi se la condizione relativa alla fruizione del congedo di paternità sia richiesta unicamente per il godimento delle indennità spettanti alla lavoratrice, previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento o, proprio in ragione delle modifiche introdotte dal DLgs. 80/2015, si debba estendere, attraverso un’interpretazione “letterale”, anche al nuovo periodo inserito nel comma 1 e relativo, come detto, all’esonero dall’obbligo di preavviso.

Sul punto l’Ispettorato, acquisito il parere dell’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, si interroga sulla reale finalità del legislatore del 2015 di andare a incidere sulla precedente ratio della disposizione in questione. In tal senso la nota sottolinea che, alla luce della formulazione dell’art. 55, non appare manifesta una intenzione di modifica della originaria voluntas legis, secondo la quale il diritto di dimettersi senza preavviso non era condizionato dalla fruizione del periodo di congedo, richiesto ai soli fini del diritto a percepire le indennità di legge e contrattuali.

Tale interpretazione, peraltro, sembra trovare conferma anche nelle prime decisioni sul punto rese dalla giurisprudenza. Il Tribunale di Monza, con la sentenza n. 107/2020, ha in verità espressamente chiarito che il comma 2 dell’art. 55, che estende al lavoratore padre, che abbia fruito del congedo di paternità, il divieto di licenziamento, previsto a favore della lavoratrice madre, non si riferisce alla disposizione relativa all’esonero dal preavviso del lavoratore e della lavoratrice, dimissionari nel corso del primo anno di vita del bambino. Un’interpretazione volta a ritenere che tale esonero dall’obbligo di osservare i termini di preavviso valga solo per i lavoratori che abbiano fruito del congedo di paternità sembra contrastare, secondo il giudice, con il tenore letterale della norma, la quale ai lavoratori fruitori del congedo di paternità riconosce la più ampia tutela del pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso, fermo restando l’esonero dal preavviso per chi, diversamente, non abbia fruito di tale congedo.
Il diritto alle dimissioni senza obbligo di osservare i termini di preavviso è, infatti, finalizzato a favorire il volere del genitore che decide di privilegiare le esigenze correlate all’arrivo e alla tutela della prole rispetto alla stabilità della propria occupazione lavorativa.

Secondo il Tribunale la circostanza che il lavoratore padre abbia o meno fruito del congedo di paternità non è, comunque, irrilevante. Se questi ha fruito del congedo spetterà, al pari della lavoratrice madre, l’indennità sostitutiva del preavviso. Diversamente, lo stesso avrà diritto unicamente all’esonero dal preavviso e non quindi anche all’indennità sostitutiva.

Non va, infine, dimenticato, come precisa in conclusione l’INL con la nota in commento, che, anche ai fini dell’esonero dal preavviso, ha rilevanza la circostanza che il datore di lavoro sia a conoscenza della situazione familiare del lavoratore o ne sia informato quanto meno all’atto della presentazione delle dimissioni.

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