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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Diritto alla riservatezza diverso dal segreto bancario nell’antiriciclaggio

Mercoledì, 18 novembre 2020

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Gentile Redazione, 
sono un cultore (dottorato) di diritto tributario e per i miei percorsi scientifici e culturali non ho potuto fare a meno di riflettere sulla lettera del dottor Renato Burigana da voi pubblicata (si veda “Nella normativa ancora aree grigie che rendono difficile la lotta al riciclaggio”).
In verità penso che troppo spesso si confonda il diritto alla riservatezza con il segreto bancario e professionale.

Ciò avviene non di rado nella trasmissione Report e negli interventi del noto esperto Gian Gaetano Bellavia. Nella puntata andata in onda il 9 novembre 2020, richiamata nella lettera di Renato Burigana, si snocciolano una serie di giurisdizioni con l’intento di rappresentarle come poco trasparenti (in particolare Lussemburgo, British Virgin Islands, Singapore, Nuova Zelanda, Belize, Mauritius, ma in altre puntate ricordo a mente che sono state nominate anche Malta, Cayman Island, Cipro, Jersey), salvo poi pubblicamente rivelare che gli schermi societari non sono affatto serviti (ne avrebbero potuto nascondere alcuno in alcun caso).

Ebbene, so di essere controcorrente e forse potrei essere considerato un reietto, ma tutte le giurisdizioni richiamate, per ciò che comporta la trasparenza delle istituzioni finanziarie e delle entità che possono essere costituite, sono considerate compliant o largely compliant sia dal FATF-GAFI (www.fatf-gafi.org/publications/mutualevaluations/documents/assessment-ratings.html), sia dall’OCSE (www.oecd.org/tax/transparency/documents/exchange-of-information-on-request-ratings.htm).

Inoltre, tutte le giurisdizioni menzionate adottano sia la Convenzione per la mutua assistenza amministrativa in materia di tassazione (www.oecd.org/tax/exchange-of-tax-information/Status_of_convention.pdf), sia la Convenzione sullo scambio di dati finanziari multilaterale (associata al CRS, www.oecd.org/tax/automatic-exchange/about-automatic-exchange/crs-mcaa-signatories.pdf).

In queste giurisdizioni (e in moltissime altre) il beneficiario effettivo non è noto al pubblico (e ai giornalisti, da qui la crociata di Report), ma può essere facilmente disvelato alle autorità fiscali e giudiziarie.
Peraltro, l’individuazione del beneficiario effettivo di ogni singola operazione è imposta a un elenco smisurato di soggetti.
Ciò accade tanto in quelle vituperate giurisdizioni quanto in Italia, dato che si applicano gli stessi standard internazionali che derivano dalle due organizzazioni citate (FATF e OCSE).

Quindi il segreto bancario e professionale in generale in quelle giurisdizioni non esiste più mentre, fortunatamente (ma questa è solo la mia opinione), esiste ancora il diritto alla riservatezza (mi astengo da commenti rispetto a come è trattato e tutelato in Italia).

Quanto finora evidenziato mi porta a un’altra riflessione: trattare i professionisti dell’area legale e contabile (ma potrei proseguire nell’elenco) come agenti segreti a costo zero (o delatori se la si vede dal lato del cliente che pur sempre si aspetta di avere un rapporto fiduciario) è corretto? Ed è utile?

Non dimentichiamo che il professionista nell’ambito della raccolta dati antiriciclaggio acquisisce elementi di valutazione che un “servizio segreto” può utilizzare per finalità istituzionali, ma un individuo non collocato in tali organizzazioni può utilizzare magari in modo più disinvolto.
Mi astengo dal riflettere sull’utilità dei dati raccolti perché vedo giurisdizioni dove la lotta al riciclaggio è ben più forte e storicamente perseguita (Usa) e i professionisti sono lasciati tutti fuori da questi adempimenti.
D’altronde mi chiedo se per i reati per cui è stato concepito l’antiriciclaggio (reati di terrorismo e di organizzazioni criminali) il professionista 007 senza soldi e senza pistola possa efficacemente giocare un ruolo.


Fortunato Polizio

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