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Venerdì, 7 maggio 2021 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Inapplicabile il principio di automaticità ai co.co.co.

/ REDAZIONE

Sabato, 1 maggio 2021

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Il rapporto previdenziale dei collaboratori coordinati e continuativi, iscritti alla Gestione separata INPS, non è equiparabile a quello dei lavoratori subordinati, con la conseguenza che risulta inapplicabile agli stessi il principio di automaticità delle prestazioni di cui all’art. 2116 c.c.
Lo ha ricordato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11430 depositata ieri, 30 aprile 2021.

Ai sensi della citata disposizione del codice civile, ai lavoratori dipendenti le prestazioni previdenziali spettano anche in caso di omesso o irregolare versamento dei contributi, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali.
Nel caso di specie la Corte d’Appello aveva riconosciuto in favore di una lavoratrice, che aveva svolto la propria attività come collaboratrice coordinata a progetto, il diritto a ottenere il pagamento dell’indennità di fine rapporto prevista dall’art. 19 del DL 185/2008 in favore dei collaboratori in regime di monocommittenza. I giudici di secondo grado avevano motivato tale decisione evidenziando che in capo al committente sussiste l’onere di versare la quota di contributi posta a carico del prestatore e, in caso di inadempimento, risulta irragionevole addossare a quest’ultimo le relative conseguenze.

I giudici di legittimità hanno invece deciso in senso contrario, evidenziando che tale impostazione non è ammissibile. Per la Cassazione, infatti, la ripartizione del versamento dei contributi spettanti a tali lavoratori prevista dal DM 281/96, pari a un terzo a carico del collaboratore e a due terzi a carico del committente, il quale ha comunque l’obbligo di versare anche la quota a carico del lavoratore mediante trattenuta in busta paga, deve essere interpretata alla stregua di una delegazione di pagamento che non fa venir meno, dal punto di vista sostanziale, l’obbligazione contributiva in capo al lavoratore.
Tale obbligazione rimane infatti posta, seppur pro quota, anche a carico del collaboratore, con la conseguenza che, al pari degli altri lavoratori autonomi, il diritto alle prestazioni previdenziali sussiste solo nella misura in cui sia stato versato almeno un contributo pari al minimale di reddito.

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