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Giovedì, 9 dicembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Dobbiamo mettere un punto e ripartire pensando al futuro della categoria

Giovedì, 5 agosto 2021

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Gentile Redazione,
ricordate la scena del famoso film in cui il Titanic affondava e l’orchestra continuava a suonare? Tenetela bene a mente.
Non vogliamo sembrare populisti, né rottamatori. Tutte definizioni che non ci appartengono e da cui prendiamo le distanze. Ma ora basta!
È giunta l’ora di mettere un punto e ripartire. In un modo diverso.

Abbiamo per mesi chiesto responsabilità e giudizio, abbiamo per mesi chiesto a tutti di non ostacolare quel rinnovo della governance di categoria che ci darebbe l’opportunità di ricominciare davvero. Non ci siamo intromessi in ricorsi e controricorsi. Abbiamo osservato sempre più stupiti ciò che stava avvenendo. Nonostante avessimo chiesto di eliminare dalla discussione ogni elemento divisivo, abbiamo controfirmato anche un testo che non condividevamo a pieno. Solo per l’unità della categoria. Ricevendo critiche e attacchi, sia interni che esterni.
Ma lo abbiamo fatto per senso di responsabilità.
Ora basta.

In queste ultime settimane, tra ricorsi presentati, ritirati e che stanno per arrivare o che arriveranno, regolamenti approvati, sbagliati (forse sì, forse no), che danno luogo a ricorsi e prese di posizione di ogni genere, abbiamo nuovamente maturato la convinzione che il senso di responsabilità non sia più un valido motivo per restare semplicemente a osservare.
Ora basta.

Abbiamo chiesto e suggerito di provare a fare qualcosa che servisse a recuperare credibilità per poter poi finalmente arrivare a sedersi ai tavoli dove di fatto si prendono le decisioni importanti e decisive per il nostro futuro.
Si passa il tempo a disquisire di regolamenti elettorali, ad ascoltare le voci su future liste ed eventuali modifiche normative ad personam, a leggere di ricorsi su ricorsi quando invece, ad esempio, la legge delega per la riforma fiscale viene rimandata e non ci vede coinvolti, o quando siamo chiamati a inviare le dichiarazioni fiscali il 10 settembre, anziché il 30 novembre, per far accedere al fondo perduto i nostri clienti a scapito dell’unico ridotto periodo di “riposo” che pensavamo (stolti noi!) di esserci meritati, mentre i vari dirigenti P.A. sono in smart working da più di un anno, su questo punto e anche sulla possibilità di incidere sul Fisco a livello istituzionale abbiamo addirittura dichiarato una resa, quindi, si fa gran poco forse anche perché di fatto il nostro Organo istituzionale è scaduto.

È stato chiesto agli ordini territoriali, anch’essi scaduti, di scegliere la data preferita per il voto e la maggioranza ha optato per ottobre, tra le motivazioni circolate abbiamo sentito “a luglio si lavora, non si vota”, ma adesso ci si continua a preoccupare del voto e non del lavoro, ma soprattutto non del futuro della nostra categoria (e a essere onesti ben poco per il presente).

Siamo stati attaccati perché i nostri dubbi, pubblicamente espressi, avrebbero leso il prestigio e l’autorevolezza della categoria. Ma senza le nostre pubbliche perplessità la nostra categoria sarebbe apparsa più autorevole?
Appare credibile una categoria sempre e costantemente avviluppata in una infinita campagna elettorale che sacrifica tutto e tutti senza nemmeno riuscire ad andare al voto? Appare credibile agli occhi della politica e delle istituzioni una categoria nel caos ove regna sovrana l’incertezza?

Ma soprattutto ci chiediamo: chi sta pensando al futuro della nostra categoria? Chi sta anteponendo il bene comune agli interessi personali (o di pochi)? A noi la risposta appare scontata e ovvia...

Noi giovani commercialisti siamo preoccupati. Noi giovani commercialisti non possiamo più accettare di stare su una barca spinta al naufragio da una tempesta di cui non si intravede la fine.
Abbiamo preannunciato a tutti i nostri iscritti qualche giorno fa che avremmo difeso il nostro futuro ed è quello che incominceremo a fare in maniera più concreta.

Mettiamo un punto, azzeriamo e ripartiamo.
Come l’araba fenice possiamo risorgere se ripartiamo da valori di professionalità, serietà, solidarietà professionale e, finalmente, lungimiranza. Ripartiamo riscrivendo, necessariamente insieme alla politica, il “139” – che nella sua attuale formulazione non premia né il merito né i migliori – affinché questa situazione non si ripeta.

Ripartiamo da chi ha bisogno che questa categoria ritorni a splendere, ma soprattutto ripartiamo mettendo da parte comportamenti che tanto male hanno fatto al futuro della nostra professione.
Se caos, litigiosità e incertezza dovessero perdurare, ci determineremo di conseguenza. Non saremo l’orchestra che per non spaventare i naviganti ha continuato a suonare mentre il transatlantico affondava.
Ora basta.


Matteo De Lise
Presidente UNGDCEC

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