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Venerdì, 9 gennaio 2026 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Rappresentare la Categoria richiede una visione chiara della professione

Giovedì, 8 gennaio 2026

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Gentile Redazione,
prendo spunto dal pregevole intervento del Collega Camilotti (si veda “La politica ordinistica deve essere all’altezza della professione”) per provare ad ampliare il suo ragionamento e – avvicinandoci alla ormai prossima tornata elettorale, locale e nazionale e indipendentemente dal numero di liste presenti al momento del voto – sottolineare alcuni aspetti che mi paiono degni di nota, portandoli all’attenzione degli iscritti.
L’evoluzione del mercato professionale è il convitato di pietra nel prossimo passaggio elettorale. Più della legislazione, più della politica, più degli schieramenti di una parte o dell’altra di volta in volta contrapposti. Costringe tutti, nessuno escluso, a una riflessione a più livelli, che coinvolge a un tempo l’attualità (e i problemi) del lavoro quotidiano degli iscritti di oggi (da tutelare), l’identità del lavoro che gli studenti, di oggi e di domani, andranno auspicabilmente a fare nel prossimo futuro (da costruire) e, di conseguenza, il senso ultimo di cosa voglia dire, oggi e diversamente dal passato, proporsi come rappresentanti di una comunità professionale nel pieno di una trasformazione epocale (da interpretare e guidare).

Rappresentare gli iscritti, dunque, non vuol dire solo “amministrare” una Categoria, ma necessita avere una “visione” di “quale” professione si intenda, proporne la sua declinazione concreta, in un orizzonte temporale preciso, sapendo cogliere la continuità con il passato e, al contempo, individuandone i lineamenti di novità. Gestire, insomma, le forze centrifughe che sembrano talvolta scomporre il nostro lavoro in molteplici attività, distinte fra loro per percorsi formativi e iscrizioni varie (finanche “esterne”, a volte). Rappresentare, infine, le istanze dei vari rivoli di interessi specifici che ciascuno di noi, col suo lavoro, riempie con dignità e dedizione.

Occorre porsi come interlocutore credibile verso l’esterno. Credibili verso l’opinione pubblica, enfatizzando il lavoro dei molti e le opportunità che aiutiamo a cogliere, più che apparire come rappresentante di una moltitudine. Credibili verso la politica, con interpretazioni e proposte concrete utili ai nostri clienti prima ancora che a noi stessi, più che verso questo o quel politico di volta in volta in carica. Credibili nel percorso di inserimento nel lavoro da offrire ai giovani studenti che costituiscono la linfa affinché la professione si evolva, rinnovandosi. E credibili, nondimeno, verso gli iscritti, con ascolto, inclusione, coinvolgimento, trasparenza, spiegazioni, soluzioni, più che promettendo qualcosa a prescindere in cambio di sostegno elettorale immediato. Rappresentare, non comandare.

Per fare ciò, per rappresentare al meglio la nostra professione e per svilupparla, occorrerebbe decidere di investire come Categoria sulle competenze, sulle specializzazioni, sulle nuove tecnologie, ma anche sulle tutele di genere e su quelle economiche, spingendo verso nuove forme di aggregazione e specializzazione, ma sapendo difendere (a livello di sistema, anche costruendo un nuovo rapporto con le nostre organizzazioni sindacali) anche l’ultimo dei Colleghi in maggiore difficoltà. Una Fondazione di Studi che si ponga come punto di riferimento istituzionale, che riparta dal costruire una Rete delle conoscenze diffusa, che metta a fattor comune i lavori di tutti i singoli Ordini territoriali e delle Scuole di formazione, rendendoli accessibili gratuitamente agli iscritti.
Rivedere i percorsi formativi e la politica dei crediti formativi; rivedere l’impianto del codice deontologico, appena riformato e già reso “vecchio” dagli eventi, magari riscoprendo quel principio di “etica dei doveri” (Bentham, cit.) che caratterizza una comunità, ma ispirata a valori e principi a cui uniformarsi, non a degli obblighi da seguire pedissequamente senza convinzione.

E, sì, tanto a livello locale che nazionale, servirebbero esempi, più che circolari. Discussioni e confronti, più che passarelle. Consenso nato sulle idee, più che dalle conte.


Francesco M. Renne
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Varese

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