Su specializzazione e aggregazione, leve fiscali per il futuro della professione
Gentile Redazione,
il futuro della professione di dottore commercialista si gioca sull’equilibrio tra autonomia individuale e necessità di strutturazione organizzativa. In questo scenario emergono due direttrici sempre più rilevanti: la specializzazione delle competenze e l’aggregazione tra professionisti.
La crescente complessità normativa e l’evoluzione delle esigenze della clientela richiedono competenze più qualificate e mirate. Tuttavia, la specializzazione difficilmente può essere sostenuta in forma isolata: essa presuppone contesti organizzativi in cui le competenze possano integrarsi e generare valore.
Lo scenario europeo evidenzia una tendenza ormai consolidata verso modelli professionali organizzati e multidisciplinari. Nei principali Paesi europei, le strutture aggregate rappresentano il riferimento per la gestione delle attività più complesse, grazie alla capacità di integrare competenze e investire in innovazione. Anche il sistema ordinistico è quindi chiamato ad accompagnare questa evoluzione, evitando che la professione rimanga ancorata a modelli meno competitivi.
Nonostante ciò, l’attuale assetto fiscale italiano continua a incentivare la frammentazione. Il regime forfetario, con aliquota al 15%, favorisce l’esercizio individuale, penalizzando indirettamente le forme aggregate. Tre professionisti che operano singolarmente, ciascuno con ricavi pari a 85.000 euro, beneficiano di una fiscalità particolarmente favorevole; gli stessi, se organizzati in forma associata, subiscono un carico fiscale più elevato.
Questa asimmetria rappresenta un ostacolo alla crescita dimensionale degli studi e alla loro capacità di competere in un contesto europeo.
In tale prospettiva, appare auspicabile che la categoria si faccia portatrice di proposte normative volte a introdurre un principio di neutralità fiscale tra esercizio individuale e forme aggregate. Una possibile soluzione potrebbe prevedere che le aggregazioni tra professionisti, entro determinati limiti, possano accedere a un regime equivalente al forfetario individuale, applicando l’aliquota del 15% ai redditi dei partecipanti.
Un ulteriore intervento dovrebbe riguardare i giovani professionisti. L’ingresso negli studi strutturati rappresenta un passaggio decisivo per la crescita della categoria, ma oggi è spesso penalizzato rispetto all’avvio individuale. Favorire l’integrazione dei giovani in contesti organizzati significa non solo sostenere l’occupazione qualificata, ma anche promuovere modelli professionali più evoluti. In questa direzione, si potrebbe prevedere un regime agevolato temporaneo per i primi anni di partecipazione, con tassazione al 15% sui redditi derivanti da studi associati o società tra professionisti, così da rendere l’aggregazione una scelta conveniente anche per le nuove generazioni.
Investire sui giovani significa, in definitiva, investire sulla qualità futura della professione: consentire loro di inserirsi in strutture capaci di valorizzarne le competenze, accompagnarne la crescita e favorirne la specializzazione.
Specializzazione e aggregazione rappresentano, dunque, elementi complementari di un modello evolutivo della professione. La leva fiscale può diventare uno strumento di sviluppo, orientando le scelte organizzative verso modelli più efficienti.
Il commercialista del futuro sarà sempre più inserito in contesti organizzati, in cui competenze diverse si integrano per creare valore. Creare le condizioni affinché questo avvenga è una sfida che la categoria è chiamata ad affrontare.
Perché, in fondo, da soli si va veloci, ma insieme si va lontano.
Alberto-Maria Camilotti
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Udine
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