Da Confprofessioni il «Manifesto» per l’Italia del 2032
Nel corso del congresso organizzato per festeggiare i propri 60 anni, la confederazione lancia le sue proposte per affrontare le sfide del futuro
Equo compenso, welfare, intelligenza artificiale, tutele. Sono queste alcune delle priorità inserite nel “Manifesto per l’Italia del 2032”, realizzato da Confprofessioni e presentato in occasione del congresso nazionale, tenutosi ieri a Roma. L’evento, con cui la confederazione interprofessionale ha celebrato i suoi 60 anni, era incentrato su alcune delle grandi sfide che non solo i liberi professionisti, ma il Paese, sono chiamati ad affrontare nell’immediato futuro: diseguaglianze, crisi demografica, transizione digitale e approvvigionamento energetico.
Sei le priorità individuate nel documento: governare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro intellettuale, garantire la piena applicazione dell’equo compenso, rafforzare il ruolo dei professionisti come interlocutori delle istituzioni, assicurare maggiore equità fiscale, costruire un sistema di welfare più inclusivo e favorire l’accesso dei giovani e delle donne alle professioni.
“Il Manifesto di Confprofessioni è un impegno programmatico per avanzare proposte concrete e misurarne i progressi”, ha spiegato il Presidente Marco Natali, sottolineando la necessità che i professionisti vengano stabilmente coinvolti nella definizione delle politiche pubbliche. Per fare sì che ciò avvenga, però, c’è bisogno che le professioni riescano a trovare una “maggiore compattezza” al loro interno. “Dobbiamo renderci conto – ha spiegato nel corso del suo intervento di apertura – che le professioni sono un comparto unico. Solo così riusciremo a farci sentire”. Un appello a “ricomporre le divisioni” che si sono palesate soprattutto negli ultimi mesi, in occasione dei processi di riforma dei vari ordinamenti professionali, nel tentativo di “difendere le proprie prerogative”.
Sul fronte economico, Confprofessioni chiede l’accesso al credito e agli incentivi alle stesse condizioni previste per le imprese, regole fiscali più semplici e stabili e maggiori garanzie su compensi e tempi di pagamento. Centrale anche il principio di sussidiarietà, con la possibilità di affidare ai professionisti nuove funzioni di interesse generale per semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione.
Sul versante sociale, il Manifesto propone il rafforzamento della sanità integrativa, della bilateralità e delle tutele previdenziali, con particolare attenzione alle carriere discontinue, alla genitorialità e alla conciliazione tra vita e lavoro. Misure che si accompagnano alla richiesta di abbattere le barriere economiche e sociali che ostacolano l’ingresso dei giovani nelle professioni e la crescita professionale delle donne.
Il documento si inserisce in una riflessione più ampia sulle tre grandi sfide strutturali dell’Italia: disuguaglianze, inverno demografico e transizione energetica, al centro dei panel tematici del congresso. Tali questioni, secondo Confprofessioni, richiedono il superamento della logica degli interventi emergenziali a favore di politiche di lungo periodo. “Siamo davanti – ha aggiunto Natali – a grandi nodi strutturali, che non sono questioni isolate, ma si intrecciano e si rafforzano reciprocamente, alimentando le disuguaglianze”.
Disuguaglianze che in Italia sono legate a genere, geografia e generazione. Le “tre G” su cui è intervenuta, con un video-messaggio, anche la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, secondo cui “la trasformazione che più di ogni altra condizionerà il futuro delle professioni è quella demografica: oggi gli under 35 rappresentano appena il 17% del totale e questo ci richiama alla responsabilità di accompagnare il ricambio generazionale per mantenere il Paese competitivo”. Accanto a questo, “resta fondamentale garantire il giusto valore alle prestazioni attraverso la piena attuazione dell’equo compenso, che tutela la dignità del lavoro e la qualità delle competenze”.
A completare il programma del Congresso la presentazione della mostra fotografica e documentaria “Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’Ansa”, realizzata in collaborazione con l’agenzia di stampa. Un percorso attraverso ottant’anni di storia e conquiste femminili che richiama una delle questioni centrali per il futuro delle professioni: le pari opportunità.
Un obiettivo ancora lontano, come evidenziato dai dati richiamati da Natali: le donne rappresentano oggi il 40% dei liberi professionisti, ma percepiscono redditi pari a circa la metà di quelli dei colleghi uomini. “Non si dovrebbe più scegliere, ma per farlo servono strumenti reali di conciliazione vita-lavoro”, ha concluso il Presidente di Confprofessioni, ribadendo la necessità di trasformare la crescita della presenza femminile in una maggiore equità economica e professionale.
Vietate le riproduzioni ed estrazioni ai sensi dell’art. 70-quater della L. 633/1941