X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Lunedì, 16 settembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Diritto al rimborso in pendenza dei termini nonostante l’overruling

La Cassazione affronta la tematica in occasione di un contrasto sorto sull’incentivo all’esodo del lavoratori

/ Antonino RUSSO

Sabato, 14 settembre 2019

La Suprema Corte, con la sentenza n. 20342 del 26 luglio 2019, ha negato l’invocabilità dell’overruling (ovvero del bilanciamento dell’interesse della parte “colpita” da un improvviso revirement giurisprudenziale) in ordine al tema dell’incentivo all’esodo, conclusosi con la chiarificatrice sentenza di legittimità n. 17009 del 5 ottobre 2012 e con l’accoglimento della tesi difensiva dell’Agenzia sul contenzioso seriale che avvolgeva l’individuazione del dies a quo di decorrenza del termine decadenziale – ex art. 38, comma 1, del DPR 602/73 – per azionare il diritto di ripetizione delle (maggiori) somme versate per la cessazione del rapporto lavorativo di cui all’ art. 19, comma 4-bis del TUIR, così come reinterpretato alla luce della direttiva comunitaria n. 76/207/Cee.

Erano interessati a tale fattispecie i lavoratori infra-cinquantacinquenni di sesso maschile già congedatisi, alla data del 4 luglio 2006, e poi “assistiti” da due distinte decisioni della Corte di Giustizia Ue (causa C-207/2004 del 21 luglio 2005 e cause riunite da C-128/07 a C-131/07 del 16 gennaio 2008), statuenti la sostanziale equiparazione – ai fini della tassazione con aliquota agevolata di cui alla suindicata norma del TUIR – tra tale categoria e quella delle colleghe lavoratrici infra-cinquantenni, ciò in conformità della direttiva n. 76/207/Cee del 9 febbraio 1976 che impone, sotto diversi profili, la parità di trattamento tra i sessi.

Con la decisione n. 13676/2014, la Corte avallava la tesi dell’Agenzia delle Entrate, incentrata sulla individuazione della data in cui la ritenuta era stata operata come quella alla quale far riferimento per determinare la decorrenza del suindicato termine decadenziale; in tal modo veniva quindi svilito il teorema opposto che fissava tale termine a fare data dal deposito del primo (o talvolta dal secondo) responso della Corte di Giustizia.

La sentenza n. 20342/2019 ha argomentato sulla impossibilità, nella fattispecie in esame di concedere una applicazione dei principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di overruling, per giustificare la legittimità di un percorso alternativo, ancora lungo la “strada” della decorrenza del termine decadenziale del diritto al rimborso dalla data della pronuncia della Corte di Giustizia; è valsa, a confutare anche tale teorema, la giurisprudenza delle Sezioni Unite (n. 13676/2014) che ha escluso l’incidenza dell’overruling sia perché non si verte nella specifica materia delle regole processuali, in cui può trovare esplicazione la disciplina protettiva dell’affidamento, sia alla luce delle esigenze di certezza delle situazioni giuridiche, tanto più rilevante nella materia tributaria, che resterebbe vulnerata dalla sostanziale protrazione a tempo indeterminato dei relativi rapporti.

All’origine un contrasto con il diritto comunitario

La stessa Corte ha disatteso anche una istanza di rimessione in termini, ex art. 153 c.p.c., comma 2, come modificato dalla L. n. 69/2009, basata sulla formazione della decadenza per causa non imputabile al contribuente. Ciò in quanto non si verteva nell’ipotesi di un soggetto che, avendo esercitato il proprio diritto nel termine previsto dalla legge, come all’epoca costantemente interpretata, si era ritrovato ex post decaduto in ragione di un imprevedibile revirement giurisprudenziale “abbreviante” un termine, ma si era, invece, in presenza di un soggetto che, in vigenza della norma che lo escludeva dal beneficio, ha preferito rimanere inerte fino all’intervento della sentenza della Corte di Giustizia, incorrendo in tal modo nella decadenza dal diritto al rimborso, per cui la tutela di tale situazione deve ritenersi recessiva rispetto al principio della certezza delle situazioni giuridiche (Cass. SS.UU. n. 13676 del 2014).

Tornando al tema dell’ overruling, va detto che la Corte si è allineata ai principi giurisprudenziali che reggono tale istituto e che ne determinano l’ammissibilità quando si verta in materia di mutamento della giurisprudenza su di una regola del processo e che tale mutamento sia stato imprevedibile in ragione del carattere lungamente consolidato nel tempo del pregresso indirizzo, tale, cioè, da indurre la parte a un ragionevole affidamento su di esso, con un effetto preclusivo del diritto di azione o di difesa (Cass. n. 28967/2011 e n. 5962/2013). Da tali premesse, si rimarcava come la sentenza della Corte di Giustizia, oltre ad essere estranea a norme processuali, non avesse inciso alcun termine di prescrizione o di decadenza, limitandosi invece ad ampliare una norma tributaria che riduceva illegittimamente la portata di un beneficio fiscale.

TORNA SU