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Lunedì, 30 marzo 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Cunsolo: «Abilitare gli intermediari per le richieste di bonus»

I commercialisti chiedono di poter inoltrare le domande e la semplificazione delle procedure per accedere alla cassa integrazione

/ Savino GALLO

Giovedì, 26 marzo 2020

Ancorché con procedure che si annunciano semplificate, permettere agli aventi diritto di accedere al bonus di 600 facendo richiesta solo in prima persona o tramite patronati potrebbe produrre tante difficoltà. Ne è convinto il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che ieri ha presentato alla Commissione Bilancio del Senato una memoria contenente tutte le proposte di emendamento al decreto “Cura Italia”.

Tra queste, la modifica dell’art. 36 del DL 18/2020, finalizzata a consentire anche agli intermediari abilitati di inoltrare la domanda per conto dei clienti che già hanno in delega. “La normativa generale ad oggi vigente – spiega Roberto Cunsolo, Tesoriere del CNDCEC e delegato all’area lavoro – stabilisce che le richieste di prestazioni all’INPS non possano essere inoltrate da soggetti diversi dall’avente diritto”. In altre parole, può chiederla il diretto interessato o un patronato, unico soggetto deputato a rappresentare il cittadino in questo genere di adempimenti.

“Noi chiediamo – spiega Cunsolo – che, così come accaduto in passato per la richiesta dell’assegno del nucleo familiare, venga prevista una deroga a questa normativa, permettendo anche ai commercialisti di inviare le richieste solo per conto dei clienti che hanno già in delega”.

La semplificazione annunciata dal Presidente dell’INPS Tridico, che proprio ieri ha parlato della possibilità di ottenere telematicamente il PIN dispositivo (necessario per poter effettuare la richiesta), con conferma tramite sms, potrebbe non essere abbastanza. “Purtroppo – aggiunge il Tesoriere del CNDCEC – si continua a dare per scontato che tutti abbiano la giusta cultura informatica per poter fare questo genere di adempimenti. Peraltro, il sito del INPS in particolare non è facilmente intuitivo nemmeno per gli addetti ai lavori. Noi crediamo che tanti non saranno in grado di presentare la domanda e, probabilmente, nemmeno di richiedere il PIN”.

Lo stesso discorso vale per chi deciderà di rivolgersi ai patronati. Il decreto permette di inviare tutta la documentazione necessaria in via telematica, senza doversi recare fisicamente in ufficio. “Questo presuppone – continua Cunsolo – che tutti sappiano scansionare un documento e inoltrarlo via email e che tutti abbiano una connessione alla rete. Ancora una volta, purtroppo non è così”.

Peraltro, non è ancora stato presentato il modello di domanda che si dovrà compilare: “Magari ci sono da inserire dei dati di cui non tutti sono a conoscenza del dettaglio. Dati che, invece, il commercialista conosce e che potrebbe fornire senza particolari problemi. Noi non vogliamo sostituirci ai patronati, ma permetterci di fare questo genere di adempimenti rappresenterebbe una semplificazione soprattutto per i nostri clienti”.

Semplificazione è la parola d’ordine anche quando si parla di cassa integrazione. Due giorni fa, commercialisti e consulenti del lavoro hanno presentato una proposta congiunta in cui si chiedeva di introdurre un ammortizzatore sociale unico con codice “Covid-19”, in modo da snellire tutte le attuali procedure (si veda “Commercialisti e consulenti del lavoro chiedono un «piano choc» per l’economia” del 25 marzo).

“In questo momento – sottolinea Cunsolo – non si possono utilizzare gli strumenti esistenti, nati per situazioni completamente differenti da questa. Pensiamo alla cassa integrazione in deroga, a cui potranno accedere la maggior parte delle piccole e medie imprese. Bisogna passare per gli accordi tra sindacati e singole Regioni, che ad oggi non sono ancora stati sottoscritti su tutti i territori. Poi va presentata la domanda alla Regione, che dovrà emettere il decreto che autorizza l’azienda ad accedere alla cassa integrazione in deroga”.

Fatto ciò, si potrà presentare il modello SR41 all’INPS che, effettuata la sua valutazione, potrà procedere con il pagamento al dipendete. “Dalle notizie che ho io – rimarca l’esponente del CNDCEC – per questo tipo di procedure ci vogliono circa 3 mesi. Nel frattempo i lavoratori chi li paga?”

Il possibile buco retributivo rappresenta un problema reale, non a caso alcuni sindacati hanno invitato le aziende alla “responsabilità”, chiedendo di anticipare ai propri lavoratori parte dello stipendio che si vedrebbero corrisposti con la cassa integrazione. Questa strada, però, non può essere percorsa da tutti. Ecco perché “bisogna superare le attuali procedure e dare la possibilità di fare direttamente la domanda all’INPS, che ha tutti gli elementi per poter controllare le richieste”. In questo momento di emergenza, conclude Cunsolo, “serve una reale semplificazione delle procedure”.

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