Mercati in dubbio sulla prossima mossa Fed
Il grado di divisione tra i banchieri del board appare piuttosto elevato e ciò rende molto dubbio l’esito della riunione del 10 dicembre
I banchieri centrali della Bce non avevano fretta di tagliare i tassi quando si sono riuniti il mese scorso, viste l’incertezza ancora eccezionalmente alta e la possibilità che non fosse necessario un ulteriore allentamento. È quanto emerge dai resoconti del meeting del 29-30 ottobre (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
La Bce ha lasciato invariati i tassi di interesse durante la riunione, sostenendo che la politica si trova in una “buona posizione” in quanto l’economia sta mostrando resilienza e l’inflazione è saldamente attorno all’obiettivo. Ciò ha rafforzato la fiducia degli investitori sul fatto che non ci saranno ulteriori tagli dei tassi quest’anno e i mercati vedono poco probabile un ulteriore allentamento nel 2026. Alcuni membri del board pensano che la Bce possa aver finito con i tagli dei tassi. “È stata espressa l’opinione che il ciclo di riduzione dei tassi sia giunto al termine, poiché è probabile che le attuali prospettive favorevoli siano mantenute a meno che non si materializzino rischi”, ha aggiunto la Bce.
I dati economici successivi alla riunione hanno rafforzato le scommesse del mercato. Gli indicatori suggeriscono che l’eurozona continui a crescere, anche se a un ritmo non spettacolare e l’inflazione rimanga salda intorno all’obiettivo del 2% (l’indice del sentiment economico della Commissione europea è salito a 97,0 a novembre da 96,8 del mese precedente, un miglioramento marginale che nasconde le fortune divergenti dei settori chiave con il manifatturiero che si indebolisce e servizi ed edilizia che si rafforzano). Tuttavia, il discorso sul taglio dei tassi potrebbe riprendere l’anno prossimo, quando l’inflazione è destinata a scendere al di sotto dell’obiettivo della Bce, con i prezzi dell’energia nettamente più bassi. Sebbene la Bce tradizionalmente trascuri la volatilità dell’inflazione causata dalle oscillazioni dei prezzi dell’energia, alcuni membri hanno avvertito che letture inferiori all’obiettivo potrebbero pesare sulle aspettative di inflazione e perpetuare una crescita anemica dei prezzi.
I verbali hanno avuto l’effetto di appiattire le attese sull’Euribor al 2% per tutto il 2026. Per il resto sui tassi eurozona i movimenti si confermano minimi; il bilancio settimanale vede la stabilità dei tassi Irs (10 anni al 2,74%), un lieve rientro del rendimento Bund 10 al 2,68% (-2 cent.) e del Btp 10 al 3,40% (-5). Lo spread Btp-Bund scende a 72 bps da 75.
In calo invece i tassi Usa dopo il cambio repentino di opinione del mercato sulla mossa Fed a dicembre (Bond 10 al 3,99% da 4,07%; 2 anni 3,49% da 3,53%). La probabilità di un taglio è salita dal 30% della scorsa settimana all’85% di oggi. Tali aspettative hanno guadagnato consenso negli ultimi giorni, dopo che diversi funzionari della Fed hanno dichiarato di essere favorevoli ad un ulteriore allentamento a fronte di un mercato del lavoro che si sta indebolendo. I
ll grado di divisione tra i banchieri del board appare comunque piuttosto elevato e ciò rende molto dubbio l’esito della riunione del 10 dicembre, riunione in cui tra l’altro verranno fornite le nuove stime macroeconomiche. I mercati potrebbero aver esagerato a considerare quasi certo un taglio da 25 cent. È vero però che i dati sulle vendite al dettaglio Usa aumentate meno del previsto a settembre hanno lasciato spazio ad ipotizzare un taglio, ma è anche vero che i prezzi alla produzione restano elevati e soprattutto Powell più volte ha smorzato gli entusiasmi relativamente ad una imminente manovra espansiva.
Sta però crescendo l’attenzione della Fed sull’andamento del mercato azionario e sui timori per uno storno. Questo aspetto non è secondario e proprio per tale motivo è plausibile un taglio a dicembre. In sostanza Powell sa che se non tagliasse le borse scenderebbero in modo significativo e lo costringerebbero probabilmente ad intervenire.
La Fed più volte nella sua storia ha dovuto prendere decisioni soppesando dati macro e stabilità dei mercati finanziari. Tendenzialmente escludiamo che voglia creare uno shock anche se più volte ha espresso preoccupazione sulla mancanza di percezione del rischio da parte degli investitori. È plausibile che se tagliasse uscirebbe però con un comunicato poco accomodante: in sostanza ipotizziamo che la Fed approverà un taglio di un quarto di punto a dicembre, per poi ridurre solo di un altro mezzo punto nel 2026, avvicinandosi a quello che è considerato un tasso pressoché neutrale per la politica monetaria (Fed Fund 3%-3,25%).
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