Sindacati: «Blocco dei pagamenti un agguato normativo»
ADC, AIDC e Unione giovani tornano sulla disposizione che entrerà in vigore dal 15 giugno: «Professionisti sempre più discriminati»
A poco più di un mese di distanza dall’entrata in vigore (il 15 giugno) della norma che consentirà alle Pubbliche Amministrazioni di trattenere automaticamente (in tutto o in parte) il compenso da corrispondere ai professionisti in presenza di debiti fiscali o contributivi accertati in capo a questi ultimi, non si placano le proteste dei commercialisti.
Dopo gli interventi del Consiglio nazionale e di ANC, a criticare la norma, questa volta, sono state altre tre associazioni sindacali dei commercialisti, ADC, AIDC e UNGDCEC, che in un comunicato congiunto parlano di “agguato normativo”.
Il provvedimento, contenuto nella legge di bilancio 2026, prevede che le Pubbliche Amministrazioni, prima di erogare un compenso al professionista, debbano accertarsi che non risultino in capo allo stesso soggetto debiti fiscali o contributivi iscritti a ruolo. Qualora, invece, dovesse risultare un’irregolarità, la P.A. sarà chiamata a trattenere la parte del compenso corrispondente al debito e girarla direttamente all’ente riscossore, versando al professionista solo l’importo restante.
Il blocco dei pagamenti, che scatta per qualsiasi tipo di importo iscritto a ruolo, è definito dai commercialisti “discriminatorio”, perché viene applicato solo ai lavoratori autonomi e non anche a imprese e dipendenti, che “continuano a muoversi in un sistema di controlli proporzionati, con soglie minime e procedure che conservano almeno l’apparenza dell’equità”. Per i professionisti, continua il comunicato delle tre associazioni, scatta invece “l’automatismo totale: il controllo fiscale preventivo si attiva anche per un solo euro di presunta pendenza. Si è così costruita, con meticolosa cura, una gerarchia in cui chi esercita la libera professione è presunto colpevole a prescindere dall’entità del credito vantato dallo Stato. Il compenso dei professionisti, che dovrebbe essere la giusta remunerazione per un servizio reso, diventa un veicolo di riscossione privilegiata”.
In questo modo si “calpesta la dignità del lavoro autonomo”, già compressa da compensi spesso irrisori che nemmeno l’introduzione dell’equo compenso è riuscito ad adeguare (“risultati che definire modesti sarebbe un eufemismo” si legge nella nota stampa). “Nel frattempo, la macchina statale gira ogni giorno grazie a una rete silenziosa di professionisti: i CTU di ausilio ai processi civili, i periti che valutano i danni, i revisori che certificano i conti degli enti pubblici, i commercialisti che assistono i contribuenti nei rapporti con il Fisco. Tutti soggetti che lavorano per lo Stato a tariffe ferme da decenni, con pagamenti che arrivano – quando arrivano – dopo mesi o anni”.
In questo quadro si aggiungerà, a breve, il blocco automatico dei pagamenti, giustificato dalla necessità di dare impulso alla lotta all’evasione fiscale e velocizzare la riscossione. Ma in questo modo, avvertono i sindacati, “non si troverà più nessuno” disposto a lavorare per la Pubblica Amministrazione.
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