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Martedì, 8 settembre 2026 - Aggiornato alle 6.00

ECONOMIA & SOCIETÀ

Quasi certo un rialzo Bce alla riunione di giovedì

I mercati attribuiscono una forte probabilità a un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno

/ Stefano PIGNATELLI

Martedì, 8 settembre 2026

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Venerdì, dopo la diffusione di dati migliori delle attese sugli occupati Usa di agosto, i tassi si sono mossi ancora leggermente al rialzo. Tuttavia, complessivamente la settimana appena trascorsa ha visto una sostanziale stabilità per i rendimenti governativi dopo tre settimane di rialzi che hanno riguardato sia la parte breve sia quella lunga della curva (segui tassi e valute su www.aritma.eu).

Il Bund 10 anni è al 3,35% (+1) con il 2 anni stabile al 2,96% nonostante AfD abbia vinto con il 44% dei consensi le elezioni nello Stato tedesco della Sassonia – che hanno visto un’affluenza di quasi l’80% –, portando un partito di estrema destra a un passo dalla conquista del potere a livello statale per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale. Il partito però non ha la maggioranza assoluta e non è ancora chiaro se sarà in grado di formare un governo. Batosta per i conservatori di Merz. Sia i socialdemocratici di centrosinistra sia i Verdi hanno superato la soglia minima necessaria per entrare nel parlamento regionale. Le elezioni federali sono previste per il 2029.

Poco mossi i tassi Irs (10 anni al 3,38%, 2 anni al 3,18%) così come le attese sui tassi Euribor 3 mesi.

Sul fronte della guerra in Medio Oriente non si intravedono spiragli di accordi. L’Iran ha annunciato che nei prossimi giorni implementerà una zona limitata al di fuori dello Stretto di Hormuz dopo che le forze Usa hanno colpito tre petroliere iraniane e Teheran ha lanciato missili contro due navi della marina Usa. Le tensioni hanno spinto al rialzo il pezzo del greggio: il futures sul Brent sale a 97,5 dollari il barile, dopo il +10% circa della scorsa settimana.

I rendimenti sui Bond Usa si confermano stabili in settimana con il 10 anni al 4,78% (-1) e il 2 anni al 4,37% (+ 1 cent.).

Dunque sembrerebbe essersi fermata la fase di rialzo iniziata sostanzialmente a metà agosto, anzi siamo attualmente circa 10 centesi sotto i massimi. I mercati non vogliono spingersi oltre in attesa delle riunioni di questa settimana della Bce e quella della prossima della Fed.

L’idea è che le banche centrali faranno di tutto per non creare ulteriori tensioni sull’obbligazionario anche perché siamo su livelli che potrebbero iniziare a pesare sul mercato azionario: in particolare il Bond Usa non è lontano dal 5% considerato da molti operatori un potenziale fattore di instabilità per le borse.

Sul fronte europeo, dati pubblicati recentemente hanno mostrato che l’inflazione nell’area euro ha accelerato al 3,3% in agosto dal 2,9% di luglio, un aumento attribuito quasi interamente al rincaro dei costi energetici. I mercati scontano una possibilità vicina al 100% che la Banca centrale europea aumenti i tassi nella riunione di giovedì (depo al 2,50% dal 2,25% attuale) e attribuiscono una forte probabilità a un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno. Verranno inoltre aggiornate le previsioni macro su Pil e inflazione e soprattutto Francoforte potrebbe presentare gli aggiornamenti sugli scenari alternativi elaborati a giugno. Mentre a luglio sembrava quasi certo che lo scenario “più moderato” potesse concretizzarsi, ora ci troviamo in una posizione intermedia tra lo scenario base (rientro del prezzo del petrolio su 70-80 usd al barile, inflazione che si riporta a fine anno/inizio 2026 al 2,5%) e quello avverso (prezzi petrolio tra 100 e 120, inflazione al 4,5% a fine 2026).

È da notare che in nessuno scenario, neppure in quello più severo, è presa in considerazione una recessione dell’economia europea. Le motivazioni sono diverse, ma un ruolo importante è giocato dall’ipotesi che lo shock inflativo sarebbe seguito da una fase di rinnovi salariali al rialzo, che porterebbe nel biennio 2026-27 a una ripresa dei redditi reali. Allo stesso tempo anche lo scenario più avverso prevede un depo che non vada oltre il 2,75%-3% malgrado una dinamica inflativa nello scenario avverso largamente incompatibile con la definizione della stabilità dei prezzi.

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