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Venerdì, 16 ottobre 2026 - Aggiornato alle 6.00

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Illegittima l’exit tax polacca sui plusvalori latenti maturati all’estero

/ REDAZIONE

Venerdì, 16 ottobre 2026

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Ieri, 15 ottobre 2026, sono state pubblicate le Conclusioni dell’Avvocata Generale presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea riferite alla causa n. C-430/25 (Gena), relativa alla normativa polacca che prescrive l’imponibilità in uscita delle plusvalenze latenti sui beni detenuti, nonché l’irrilevanza di eventuali minusvalenze latenti.

Il caso di specie riguardava una persona, cittadino italiano e statunitense, che svolgeva attività di lavoro dipendente in Polonia, ivi residente dal 2023 e intenzionato a trasferirsi in Germania nel 2028.
Al momento della partenza dalla Polonia, a seguito dell’attività lavorativa ivi svolta, è previsto il versamento di un’imposta in uscita sulle plusvalenze latenti su elementi del patrimonio (azioni), anche se acquisiti prima del trasferimento in Polonia.

Ciò premesso, l’Avvocata generale conclude che è contraria al principio della libera circolazione dei lavoratori di cui all’art. 45 del TFUE la normativa tributaria nazionale ai sensi della quale l’imposta in uscita dovuta in caso di trasferimento all’estero della residenza fiscale di un lavoratore si estende a plusvalenze latenti di elementi patrimoniali di tale lavoratore originate all’estero, quando il lavoratore non aveva ancora la residenza fiscale nel territorio nazionale.
Lo stesso articolo osta, altresì, a una normativa nazionale ai sensi della quale devono essere inclusi nella base imponibile dell’imposta in uscita solo gli elementi patrimoniali che hanno registrato una plusvalenza latente, con esclusione degli elementi patrimoniale il cui valore latente è diminuito.

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