IMU: conti sul tavolo, nodi da sciogliere sulla «service tax»
I numeri delle otto proposte di modifica possibile della tassazione immobiliare sono sul tavolo, ma, complice l’attesa della sentenza sulla vicenda Mediaset – che si teme possa scaldare il clima politico – non è ancora stata fissata la “cabina di regia” nella quale definire le scelte sull’IMU. Al Tesoro vorrebbero chiudere il confronto già in settimana, ma è molto probabile che l’appuntamento slitti ancora alla prossima. Al MEF è stata comunque una giornata fitta di riunioni.
Le ipotesi consegnate ai partiti, che prevedono interventi che costerebbero tra i 2 e i 4 miliardi, non contengono nemmeno l’ammontare delle risorse che verrebbero messe in campo e che dovrebbero servire a coprire anche altri interventi: l’ultimo tavolo politico a Palazzo Chigi ha unito i destini dell’imposta sulla casa a quelli dell’IVA, ma anche alle risorse per gli ammortizzatori sociali e alla soluzione del nodo esodati.
Sull’IMU, i capitoli da affrontare sono essenzialmente due.
Il primo riguarda il 2013: difficile che si scelga di far ripagare l’acconto attualmente sospeso, ma, in tal caso, sarebbero i Comuni a “battere cassa” per i 700 milioni di mancati introiti. Bisogna poi decidere per la seconda rata, quella di dicembre: la cancellazione totale costerebbe 4 miliardi.
Il secondo capitolo riguarda invece il meccanismo di tassazione dal 2014 in poi. Su questo fronte, l’ipotesi del “superamento” dell’IMU passa attraverso una riorganizzazione delle imposte, TARES compresa. L’idea di una “service tax” è quella che, per l’Erario provocherebbe il minor esborso, o meglio il minor calo di gettito: 700 milioni secondo il dossier governativo.
La nuova imposta, però, dovrebbe essere versata anche dagli inquilini, che pagano la TARES, ma non l’IMU. Per compensare potrebbero essere previsti diversi correttivi, che tengano conto di parametri come il reddito e la numerosità familiare. Questo è uno dei nodi da sciogliere.
In ogni caso, il punto di partenza sarà quello del dossier predisposto dai tecnici del Ministero, che tiene conto delle richieste – diversissime tra loro – dei partiti. L’esenzione totale sulla prima casa, richiesta a gran voce dal Pdl, costerebbe 4 miliardi. Meno onerose le altre proposte di “detrazione” collegate a vari parametri. A seconda del criterio scelto (reddito del proprietario, valore dell’immobile, detrazione di base aumentata, ISEE o collegamento con i valori di mercato), il costo potrebbe variare tra i 2 e i 2,7 miliardi.
Il puzzle non sarà facile da mettere a punto, perché sul tavolo c’è anche la richiesta, da parte delle imprese, della deducibilità dalla determinazione del reddito d’impresa dell’imposta municipale propria dovuta sugli immobili utilizzati per attività produttive: il costo sarebbe di 1,25 miliardi e, se si aggiunge anche una deducibilità dall’IRAP, il conto potrebbe lievitare a 1,5 miliardi. (Redazione)
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